La Russa il secondino: “Si suiciderebbero anche in carceri a cinque stelle”

Pubblicato il 19 Novembre 2009 16:56 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2009 17:09

RO111109POL_0044
Ignazio La Russa, il misericordioso: «I suicidi in carcere? Dispiace certo, ma…». Ignazio La Russa, l’uomo che sa come va il mondo: «Ci sarebbero i suicidi anche se mettessimo i detenuti in un hotel a cinque stelle…». Ignazio La Russa, l’uomo a cui non mancano parole e immagini: «Non è che se gli mettiamo il frigo bar, otto ore d’aria e la musica soffusa non si suicidano più…».

Ignazio La Russa, il tempestivo. Parla così dei suicidi in carcere il giorno in cui a Palmi un carcerato si è ucciso perché si erano dimenticati di comunicargli il provvedimento di scarcerazione. Era in cella dall’agosto dell’anno scorso per aver rubato uno zaino sulla spiaggia. Condannato a quattro anni e cinque mesi senza domiciliari perché recidivo. Non gli avevano dato la stanza, la suite a cinque stelle né il frigo bar e neanche la musica soffusa. Tra le tante comodità inutili a tenerlo in vita avevano omesso anche di leggergli la carta che lo rendeva libero, d’altra parte, direbbe Ignazio La Russa il pragmaticamente severo, volevamo mettergli in cella anche un fax personale?

Ignazio La Russa, il pensatore: «E’ falsa l’equazione tra condizione di vita non buone e suicidi». Ecco finalmente chiaro perchè si suicidano: perchè sono strani, tarati dentro, mezzi uomini e uomini storti. Grazie ad Ignazio La Russa, il ministro filosofo e scienziato della società finalmente lo sappiamo. La sua sì che è una cattedra di realismo, il suo sì che è un parlar chiaro. Altro che quel dilettante di Giovanardi che si era limitato a dire che Stefano Cucchi era morto perchè “drogato”. Ignazio La Russa, il secondino. Con tante scuse agli agenti carcerari, quelli veri.