L’Aquila, teatrino Cialente: Lascio, anzi ci penso. Mi dimetto. Non torno. Torno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 gennaio 2014 20:43 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2014 20:43
Massimo Cialente

Massimo Cialente

L’AQUILA – Ha annunciato le dimissioni. Poi ha detto che ci doveva pensare. Poi si è dimesso in modo irrevocabile. Per 10 giorni. Poi è tornato al suo posto. E’ il balletto del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, tornato al suo posto di primo cittadino meno di due settimane dopo aver anunciato dimissioni irrevocabili causa “tradimento”. Un teatrino fatto di piccoli colpi di scena e continui ripensamenti. Con un risultato: a L’Aquila l’inchiesta per presunte tangenti nella ricostruzione post terremoto va avanti e dopo 10 giorni di balletto non è cambiato assolutamente nulla.

Prima del teatrino vero e proprio c’è l’inchiesta, quella che origina il domino in cui l’ultima tessera (Cialente, appunto) vacilla ma resta in piedi. Inchiesta che ipotizza che a L’Aquila ci sia più qualcuno che sulla ricostruzione della città squassata dal terremoto, ha pensato bene di farci i soldi. E se poi, come ipotizzato dagli investigatori, succede che le scuole vengano ricostruite senza fondamenta, pazienza.

L’8 gennaio l’inchiesta “Do ut des” arriva all’apice: gli investigatori arrestano 4 persone, ipotizzano un giro di mazzette da 500 milioni. Tra gli indagati c’è anche il vicesindaco Roberto Riga, che almeno non fa teatrino: si dimette subito.

Riga è uomo di Cialente, è il suo vice. E quando scoppia lo scandalo il sindaco si presenta in conferenza stampa contrito, dice di stare malissimo, di sentirsi colpito al cuore. E’ l’inizio del percorso che porta alle dimissioni “brevi” di Cialente. 

Due giorni dopo, il 10 gennaio, c’è una riunione straordinaria al Comune in cui si parla di dimissioni imminenti del primo cittadino ferito. Sembra tutto fatto ma l’11 gennaio, il giorno dopo, con un primo colpo di teatro, Cialente spiega che le dimissioni ci sono ma sono “sospese” perché “ci deve pensare”. 

E in effetti Cialente ci pensa poco più di 24 ore. Alle 18 dell’11 gennaio, infatti, il sindaco annuncia le dimissioni. Tutto finito? Assolutamente no. Anche perché col sindaco non si sa mai, al punto che l’agenzia Ansa il giorno successivo gli dedica una scheda. Titolo eloquente: “Tutte le volte che il sindaco disse me ne vado”.

Il 17 gennaio il sindaco è fermissimo nel suo proposito e durante un’intervista dichiara secco: “Non ci ripenso”. La fermezza dura altri 4 giorni, fino al 21 gennaio, quando filtra la notizia che il sindaco sarebbe pronto a ritornare in sella. Così è: il 22 gennaio Cialente annuncia il “nuovo inizio”. In tutto è rimasto “dimesso” 10 giorni.