Laura Boldrini: “Flussi migratori cambiati, non più per lavoro ma disperazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Ottobre 2013 16:59 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2013 17:02
Laura Boldrini: "Flussi migratori cambiati, non più per lavoro ma disperazione"

Laura Boldrini: “Flussi migratori cambiati, non più per lavoro ma disperazione” (foto Ansa)

ROMA – Laura Boldrini per la prima volta espone concetti senza demagogia. Sarà la forza sedativa di Fiorenza Sarzanini che l’ha intervistata per il Corriere della Sera, ma molte delle cose dette sono di elementare buon senso:

Provocata se si debba intervenire prioritariamente sulla legge Bossi-Fini, Laura Boldrini, spiazzando un po’ il profeta Stefano Rodotà, allarga l’orizzonte e contestualmente stempera i toni. Sembra un’altra:

“Credo che sia l’intera normativa a dover essere rivista. Noi dobbiamo arrivare a un sistema di intervento unico, condiviso con l’Europa. Questa legge ha dieci anni, certamente ci sono degli aspetti che vanno cambiati anche sulla base dell’esperienza. Ma bisogna farlo pure tenendo presente che i flussi si sono modificati: oggi chi arriva via mare in Italia il più delle volte non lo fa per ragioni economiche, ma per chiedere asilo. Dunque le misure di contrasto da sole non forniscono una risposta adeguata”.

Anche il reato di “immigrazione clandestina” non viene visto come un abominio, ma come uno strumento, a opinione di Laura Boldrini, superato:

“Non è un deterrente perché chi si lascia alle spalle guerre e persecuzioni non ha nulla da perdere e certamente non si fa spaventare da un avviso di garanzia. […] Per quanto riguarda la migrazione economica, vanno ripristinati al più presto i flussi controllati con quote assegnate ai singoli Paesi, perché soltanto aumentando in modo realistico il numero degli ingressi legali si potrà combattere contro i trafficanti. I migranti in Italia sono una risorsa, per l’economia e per il welfare. Contrapporre lavoratori stranieri e lavoratori italiani è un falso dualismo, perché la corsa al ribasso sui diritti colpisce tutti.

Qui Laura Boldrini, da buona middle class, dimostra di avere poco rapporto con il proletariato di cui si intende rappresentante: dalla guerra tra poveri, tra proletariato residente e di solito poco acculturato e neo proletariato immigrante, di solito acculturato, nasce la spinta di Lega e An, quando contavano qualcosa, per leggi drasticamente repressive nei confronti non solo della immigrazione clandestina, ma di ogni immigrazione, premessa anche questa della “decrescita felice”.

Aggiunge:

“Rispetto all’asilo bisogna studiare una legge che faciliti l’integrazione dei rifugiati”.

Ma lei crede davvero che ci sia il clima politico giusto per affrontare queste modifiche?

Altra affermazione di molto buon senso anche se con un impasto di utopia velleitaria. Bisogna

“arrivare alla revisione complessiva del sistema che ritengo indispensabile attuare”

partendo dai Paesi di origine dei clandestini o rifugiati o migranti:

“Dobbiamo porci il problema del perché queste persone fuggono. Bisogna sapere che le famiglie eritree si rovinano per mandare via i loro figli pur di sottrarli a un regime che li obbliga a fare i soldati a vita. Che i somali non hanno pace, così come i siriani e gli afghani. Insomma sto dicendo che bisognerebbe intervenire sulle cause che inducono alla fuga”.

Altro che Onu, ci vorrebbe, ci vorrebbe un plenipotenziario di Dio. Poi però piedi per terra:

“Ci sono i Paesi di transito. Libia, Tunisia, Marocco: è lì che chi fugge deve avere una prima possibilità di chiedere asilo anche presso le ambasciate europee, per poi essere trasferito nei vari Paesi, senza quindi cadere nella rete dei trafficanti”.

Chiede Fiorenza Sarzanini, una giornalista sempre no nonsense, se in questo modo Laura Boldrini crede si possa alleggerire la pressione per l’Italia. Risposta:

“Credo che si debba innanzitutto sfatare il luogo comune dell’Italia sola ad affrontare questo problema. Dobbiamo sapere che la Germania accoglie 600 mila rifugiati e ha 65 mila domande pendenti. In Francia ci sono 220 mila rifugiati, da noi 65 mila e appena 16 mila domande”.

Qui qualcuno dovrebbe anche spiegare alla Boldrini le diverse strutture economiche e sociali dei tre Paesi e le posizioni relative di benessere, anche se non registrate nelle statistiche. Poi altra osservazione di buon senso:

“Il nostro vero problema sono i naufragi, quelle tragedie sempre più frequenti. È questo che dobbiamo contrastare”.

Poi scivola un po’ nell’iperboreo, con strutture internazionali e transazionali che sanno molto di Onu: enti e costi inutili.