Lavoro, Bersani "si riserva" su Monti: "Senza intesa vedremo se votare"

Pubblicato il 22 Febbraio 2012 0:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio 2012 22:32

ROMA, 21 FEB – La riforma del mercato del lavoro rischia di diventare l'ora X dell'appoggio del Pd al governo Monti e della tenuta interna del Partito Democratico. ''Senza accordo valuteremo in Parlamento se votare si''', e' la condizione che Pier Luigi Bersani pone al governo, sottolineando come l'appoggio non sia scontato.

Una posizione che allarma l'area 'montiana' del partito, lettiani e veltroniani, gia' in tensione per l'annuncio del responsabile economico Stefano Fassina di partecipare alla manifestazione della Fiom pronta alle barricate per l'art.18. Lo scontro, apertosi dentro il Pd, dopo l'intervista di Walter Veltroni sull'art.18 e sul sostegno al governo Monti, non accenna a placarsi anche se il segretario la considera 'fuorviante' rispetto ai problemi del paese e al fatto che ''il Pd non e' alternativo a Monti ma respira con due polmoni e noi vogliamo essere alternativi alla destra…poi Monti e i suoi ministri potranno decidere come respirare''.

Un modo per ribadire la centralita' dei partiti sia nella vita di questo governo ma soprattutto dopo, e uno stop a chi non esclude un governo di larghe intese, magari a guida di un tecnico, anche dopo le elezioni del 2013.

La riforma del mercato del lavoro si annuncia un banco di prova duro per i democratici. Fassina non ha intenzione di arretrare: ribadisce che sull'articolo 18 ''il Pd non e' spaccato'' perche' Veltroni rappresenta una minoranza. ''Andare avanti a scomuniche e bolle papali distrugge tutto il buono che abbiamo costruito in questi anni'', avverte Enrico Letta, in realta' preoccupato di lasciare il governo Monti alla destra.

''Prendere le distanze da Monti – incalza il lettiano Francesco Boccia – e' un autogol. Fassina deve semplicemente capire che nessuno deve abusare del ruolo che ricopre perche' cosi' si fanno danni alla casa comune''. Perche', spiegano fonti democratiche, se il sostegno al governo dei tecnici fosse messo in dubbio si potrebbe arrivare ad una conta congressuale. E per capire il clima, basta vedere la reazione dei lettiani all'annuncio di Fassina di partecipare alla manifestazione della Fiom: ''Basta con le provocazioni, non si puo' condividere le posizioni della Fiom e allo stesso tempo sostenere il governo'', reagisce Marco Meloni.

Bersani invita a tenere i nervi saldi, fiducioso che il governo riuscira' a trovare un'intesa con i sindacati sulla riforma del mercato del lavoro. A quell'intesa, qualsiasi sia, pero', ribadisce, e' legato l'ok del Pd in Parlamento. ''Non condivido la tesi – spiega il segretario Pd – di andare avanti anche senza accordo. Se non ci sara' accordo, il Pd valutera' in Parlamento quel che viene fuori sulla base delle nostre proposte ma in questo momento di recessione serve la riforma ma serve anche la coesione''. Una linea che trova d'accordo anche Rosy Bindi, anche contraria per una riforma del Porcellum che favorisca 'grandi coalizioni'.

''Questo governo – sostiene il presidente del Pd – ha ricevuto la nostra fiducia per portare il Paese fuori dalla crisi ma non si puo' pensare che in questo momento l'Italia possa permettersi di approvare importanti riforme strutturali senza la coesione e la pace sociale''.