Giovanni Consorte: Jobs Act di Matteo Renzi? “Non vedo grande concretezza”

Pubblicato il 1 marzo 2014 16:02 | Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2014 16:02

BOLOGNA – Giovanni Consorte, ex grande capo di Unipol, finito nel tritacarne di una inchiesta da cui, dopo patimenti e processi, è uscito assolto a dicembre del 2013, non vede molto di buon occhio Matteo Renzi. La cosa è abbastanza naturale in un vecchio comunista che vede spazzati dogmi e amicizie da un boy scout democristiano.

Così Giovanni Consorte alla sua prima uscita pubblica non ha perso l’occasione. Nel Jobs Act, che il Governo conta di lanciare a breve,

“non vedo una grande concretezza. Bisognerebbe avere l’umiltà di fare una commissione di gente che per 15-20 anni si è occupata di ristrutturazione del lavoro e di seguire manovre per riuscire a ridurre il più possibile il disagio di chi lavora”.

Con una disoccupazione salita al 12,9% a gennaio, al 42,4% tra i giovani,

“il problema del lavoro è veramente drammatico. Quello che conta sono i numeri: 81 milioni di euro di cassa integrazione e 3,3 milioni di disoccupati. Questo è. Poi possiamo fare ottimismo, inventarci il Jobs Act, ma bisogna fare un insieme di misure di carattere economico per risolvere il problema del lavoro: senza operazioni di carattere economico il problema del lavoro non si risolve. Il problema si risolve se le aziende riprendono la loro attività. Se l’economia non riparte cosa ti puoi inventare? La bacchetta magica non l’ha nessuno”.

Più in generale, Giovanni Consorte spera che dietro alle “enunciazioni” avanzate negli ultimi giorni ci siano “progetti” e impegno:

Giovanni Consorte: Jobs Act di Matteo Renzi? "Non vedo grande concretezza"

Giovanni Consorte: nel jobs act di Matteo Renzi non vedo grande concretezza

“Vedremo: se le enunciazioni che sono state fatte, sono state preparate con dietro progetti, impegni di mediazione e investimenti io sono ben contento. …] Le enunciazioni in quanto tali sono difficilmente criticabili. Se però questo lavoro non è stato fatto io dico che sarà un grosso problema”.

L’occasione per parlare e non da democristiano ma da comunista è stata data a Giovanni Consorte dalla presentazione a Bologna della associazione politico-culturale ‘Sinistra 2020 Progresso e Lavoro’.

L’associazione, riferisce l’agenzia Ansa,

“conta già cento iscritti” e “non sarà un nuovo partito” ma una realtà che “propone un progetto riformista aggregante, rilanciando i valori della tradizione progressista europea come uguaglianza, pari opportunità, libertà, laicità, garantismo e solidarietà”.

Insieme con Consorte, presidente dell’associazione, il politologo Paolo Pombeni; il consigliere regionale della Campania del Pd Giuseppe Russo; Francesca Scopelliti, ex parlamentare radicale e presidente della Fondazione ‘Enzo Tortora’; l’ex deputato piemontese Alberto Nigra, l’ex presidente socialista della Provincia di Bologna Lamberto Cotti e Piero Giusti. Ha detto Consorte all’Ansa:

“Ci sono giovani che non hanno vissuto il ’68, i moti del ’75, del ’77 e del ’92, per cui le stagioni dei valori riformisti come solidarietà sociale, uguaglianza, laicità, garantismo sono vuote di contenuti. Noi vogliamo recuperarli questi valori, e arrivare ad un confronto serrato e costruttivo con i partiti della sinistra per recuperare, a questo Paese, i valori della socialdemocrazia perchè non si può assistere, in un partito, a fratture e personalismi”.

Un altro pezzo grosso delle Coop, Giuliano Poletti, già presidente di Legacoop e dell’Alleanza delle Cooperative, è diventato ministro del Lavoro. Consorte si è limitato ad osservare:

“Non non me l’aspettavo. Non mi va di entrare nel merito delle persone, e preferisco non esprimere giudizi. Vedremo i fatti: questo sì, come tutti”.