Fornero: “Produttività elemento chiave della crescita. Ma da sola non basta”

Pubblicato il 2 settembre 2012 9:55 | Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2012 9:56
Elsa Fornero

Elsa Fornero (Foto Lapresse)

ROMA – Sperimentazioni per fare aumentare la produttività e per diminuire la tassazione delle imprese, più collaborazione da parte delle parti sociali, taglio del cuneo fiscale se ci saranno le risorse: il ministro del Lavoro Elsa Fornero annuncia alcune delle misure sull’occupazione in vista dell’incontro con le imprese del 5 settembre.

Intervistata dal Corriere della Sera, Fornero sottolinea: “Anche i ministri Ue si sono accorti che va bene restituire stabilità ai bilanci ma ciò che conta è l‘economia reale. Il presidente Monti parla sempre di rigore e crescita”. “La produttività è un elemento chiave della crescita. Ma da sola non basta”.

Il ministro punta il dito contro i sindacati: “Oltre a pensare a forme sperimentali di decontribuzione per le imprese che abbiano un record positivo di utilizzo della manodopera, bisogna che le parti sociali cerchino di migliorare la loro collaborazione”, dice dando ragione al ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera.

Riprendendo un altro cavallo di battaglia di Passera, cioè l’estensione degli sgravi alle strart up e una maggiore flessibilità sui contratti a termine, Fornero dice: “Prima di tutto vanno ben definite quali sono queste aziende innovative. E poi è necessario favorire queste start up ma anche fare in modo che le norme del lavoro che si adatteranno a queste aziende innovative siano assolutamente coerenti con la riforma. Le norme per il lavoro nelle start up devono discendere dalla riforma, non rappresentarne in alcun modo una lacerazione”.

Per quanto riguarda il taglio del cuneo fiscale Fornero ammette di rendersi conto della “esiguità delle risorse”, ma pensa che potrebbe essere utile per le aziende che aumentano la produttività coinvolgendo i lavoratori.

Sulla disoccupazione e la precarietà, Fornero si difende:  “Chiunque parli di lavoro italiano in Europa si sente sempre dire che dobbiamo contrastare il precariato tra i giovani. Non è un’invenzione del ministro Fornero. Era giusto occuparsene. Molte persone mi scrivono di situazioni nelle quali il contratto a termine non viene rinnovato. Ma bisogna vedere quanto ciò sia dovuto al fatto che quel contratto non sarebbe comunque stato rinnovato per assenza di domanda e quanto invece al fatto che la riforma ha posto qualche paletto. Serve molto pragmatismo, ma attribuire tutto alla riforma è sicuramente improprio. Una riforma che ha poco più di un mese di vita non può aver prodotto questi effetti”.

Tra le misure contro la precarietà Fornero cita “l’abolizione della causale per il primo contratto a tempo determinato, e fino a un anno. In fase di dialogo l’avevano fortemente richiesta. Vorrei senza polemica che ci si confrontasse nel merito. Ad esempio sul fatto che la produttività non può nascere da contratti mordi e fuggi.  Un lavoratore che sia sempre preoccupato di quello che farà tra due o tre mesi, allo scadere del contratto che ha oggi in corso, non può dedicarsi bene al suo lavoro. Questo recupero di una qualche stabilizzazione nei contratti di lavoro è funzionale al discorso della produttività. Il lavoro “buono” è l’unico lavoro produttivo. Un lavoro che porta a una remunerazione più alta produce domanda e crescita. Tutto si tiene”.

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