Lavoro giovani: “Piano Letta per 100 mila posti con cuneo fiscale”. Sì, ma, però

Pubblicato il 2 Giugno 2013 10:27 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2013 10:27
Enrico Lettaaffronta la disoccupazione giovanile con armi spuntate

Enrico Letta vuole affrontare la disoccupazione giovanile con dispone di armi spuntate

Enrico Letta ha un piano segreto per risolvere il problema della disoccupazione giovanile : usando la leva fiscale di un miliardo di euro all’anno, stimolare 100 mila nuovi posti di lavoro.

Non è granché rispetto al milione promesso da Berlusconi ai bei tempi e nemmeno da quanto in concreto fatto dal socialista Tony Blair in Gran Bretagna. Ma di questi tempi è meglio accontentarsi, anche perché, chi leggerà fino in fondo capirà che è un po’ di fumo con una sola fettina d’arrosto avanzato.

Nessuno ha idea di dove prendere quel miliardo che non c’è e nessuno ha idea di come impiegarlo, perché ce ne vorrebbe venti volte tanto. Come ogni piano che si rispetti, quello di Letta ha anche un nome: “Piano under 25“. Ce lo fa sapere Roberto Mania su Repubblica, che elabora le parole dette sabato a Trento al Festival dell’Economia dallo stesso Enrico Letta.

In realtà, se uno legge l’articolo di Repubblica fino in fondo, si rende conto che non ci crede nessuno: non ci sono i soldi e l’esperienza fatta ai tempi del Governo Prodi è stata negativa: le aziende hanno migliorato i conti, ma non hanno assunto nessuno di cui non avessero bisogno.

C’è solo da sperare che Enrico Letta non si sia avviato sulla strada degli annunci fantasmagorici del suo predecessore Mario Monti, che promise mari e ovviamente Monti per finire travolto dal suo fallimento e leader di un partitino senza anima invece che Presidente della Repubblica come sognava. Povero Letta lo si può capire: è quasi stritolato da problemi sovrumani e questo lo spinge a iniziative un po’ troppo demagogiche, come quella di scrivere a Massimo Gramellini, giornalista della Stampa di Torino, per rivolgersi, attraverso di lui, a quei giovani italiani che vanno all’estero a cercare lavoro, come se non fosse mai capitato e avesse anche portato fortuna agli emigranti. Letta scrive:

“Mi scuso con chi è costretto a emigrare”.

Un po’ troppo, meglio pensare a cose concrete.

Sugli altri quotidiani, in realtà,in  relazione al tema lavoro giovani, non si trova molto di più di quanto riportato dalle cronache del sabato:

“Tagliare le tasse sul lavoro, creare nuovi posti e abbassare la disoccupazione giovanile sotto il 30%”.

Il Sole 24 Ore, ad esempio, parla di

“un piano nazionale sull’occupazione, da predisporre entro il vertice europeo di fine giugno, con l’obiettivo di far scendere il tasso di disoccupazione giovanile dall’attuale 38% ad almeno il 30%, e in primo piano vi sarà l’agenda digitale. E poi forme di detassazione per i nuovi assunti e interventi diretti sul costo del lavoro. La priorità assoluta è abbassare le tasse sul lavoro per far lavorare di più le persone”.

Ma stiamo attenti, perché i margini, ormai lo sappiamo, sono assai ridotti:

“Faremo le scelte giuste, mantenendo gli impegni, [perché non possiamo più indebitarci]: «Spendiamo il 5% del nostro Pil per pagare i debiti del passato». In agenda anche «l’idea della staffetta generazionale», modifiche alla riforma del mercato del lavoro «per evitare il blocco dei contratti a tempo determinato», nuovi interventi sul capitolo dell’apprendistato”.

Solo Repubblica va oltre: non si capisce se è fantasia di Roberto Mania o se ha una fonte credibile.

Come si vedrà, però, sono tutte speranze. Mania parla di

“incentivi fiscali solo per le assunzioni dei giovani e in particolare per i nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato. Il meno tasse sul lavoro, annunciato dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, sarà soprattutto meno tasse sul lavoro dei giovani. Insomma un taglio al cuneo fiscale in base all’età”.

Non guasta un po’ di presa di distanza dal disastro di Mario Monti e anche un avvertimento che la riforma Fornero del mercato del lavoro è stata un fallimento (a meno che invece Enrico Letta e il suo Ministro Enrico Giovannini non intendano invece irrigidirlo ancora un po’):

“Una scelta di discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi decenni che hanno sempre penalizzato le giovani generazioni: dalle riforme del mercato del lavoro a quelle del sistema previdenziale, fino al blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione. Con il risultato che oggi il tasso di disoccupazione under 25 supera il 40 per cento contro una media per le altre classi di età del 12,8 per cento”.

Nelle intenzioni di Enrico Letta, c’è di presentarsi al Consiglio europeo di fine giugno con il Piano Under 25, o Piano nazionale per i giovani, già approvato. Scrive Roberto Mania che

“ai partner europei chiederà di anticipare al 2014 il programma “Youth guarantee” rendendo possibile subito l’utilizzazione delle relative risorse finanziarie (6 miliardi suddivisi tra i 27 Paesi, con 4-500 milioni destinati all’Italia) anziché distribuirle nell’arco di sette anni. Ma non saranno questi i soldi per finanziare il taglio del cuneo fiscale giovanile. I fondi europei servono per la formazione e la riqualificazione, non per tagliare le tasse”.

Eccoci al punto:

“Perché il numero delle assunzioni possa essere significativo — almeno 100 mila nuovi posti per portare il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni intorno al 30 per cento — dovranno essere messi in campo tra i 500 milioni e il miliardo di euro l’anno. Sono le stime sulle quali stanno ragionando i tecnici dei ministeri dell’Economia e del Lavoro. Comunque gli incentivi per le assunzioni “saranno selettivi. Innanzitutto destinati ai giovani, come sia Pd sia Pdl hanno proposto durante la campagna elettorale”.

Attenzione, però, perché l’esperienza passata brucia ancora:

“Un taglio al cuneo fiscale per tutti costerebbe troppo: nel 2007, con il governo Prodi, furono necessari 10 miliardi per tagliare cinque punti, senza peraltro effetti sul mercato del lavoro. Inoltre tutti gli studi (non solo italiani) sugli incentivi fiscali o contributivi alle assunzioni dimostrano che circa l’80 per cento delle assunzioni si sarebbe fatto comunque.

“L’incentivo si è tradotto in una sorta di regalo all’impresa e non ha contribuito a creare alcun posto di lavoro che altrimenti non ci sarebbe stato”.

Comunque non esaltiamoci:

“Gli sgravi non riguarderanno tutte le nuove assunzioni. Il governo punta a favorire soprattutto quelle a tempo indeterminato, oggi meno del 20 per cento del totale. E questo servirà pure a un scambio con i sindacati: più contratti standard in cambio di maggiore flessibilità nei contratti a tempo determinato, riducendo gli intervalli di tempo tra un contratto e il successivo rinnovo e estendendo a dodici mesi la durata complessiva dei contratti senza causale”.

Alla fine, possiamo esserne certi, resterà solo un altro “pet project”, quello lanciato dal ministro del Lavoro Enrico Giovannini, quello

“della staffetta anziani-giovani. Un posto diviso in due part time, senza che il lavoratore anziano subisca una riduzione dei contributi previdenziali. Un modo per fare entrare i giovani nel mercato del lavoro, anche se i posti non crescono, con la possibilità però, soprattutto in alcune attività, che aumenti la produttività”.