Cdm per la riforma del lavoro: Passera scalpita. E non è il solo

Pubblicato il 25 Marzo 2012 9:48 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2012 9:48

ROMA – “Se la discussione va per le lunghe mettiamola ai voti, ma la questione va risolta subito, a meno che non pensiate che io debba rinviare il mio viaggio in Oriente”: alla sesta ora di Consiglio dei ministri il professore-premier Mario Monti ha iniziato a scalpitare, riporta Marco Conti sul Messaggero.

Ad occupare la maggior parte del tempo è stata la dibattuta riforma del mercato del lavoro, illustrata dal ministro Fornero. Su questo punto, scrive Conti, si è scatenato il dibattito. E non sul contenuto, ma sulla forma. Gran parte dei ministri non ha apprezzato che il disegno di legge venisse spiegato non attraverso i suoi articoli, ma con una ventina di cartelle di “intenzioni”.

Questo perché il disegno di legge di cui tanto si parla non è ancora pronto. “Di cosa discutiamo se non abbiamo un testo su cui obiettare!”,ha osservato polemicamente il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, già poco convinto delle modifiche all’articolo 18.

Perplesso anche il ministro della Salute, Renato Balduzzi, secondo quanto scrive Conti, e il ministro della Funzione Pubblica, Giuseppe Patroni Griffi.

E in questo dibattito il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha provato a proporre: “Forse potremmo rinviare la discussione sull’articolo 18 al prossimo Consiglio”. Ma Monti non c’è stato: “No, questa sera si chiude. Se volete mettiamo ai voti. Se rinviamo a domani i giornali, specie quelli stranieri, ci massacrano”. “Allora chiudiamo subito, ma ai voti no, in questo momento sarebbe un errore per tutti”, ha chiuso Passera poco prima di lasciare la riunione per volare a Firenze.

Ma le perplessità su una discussione senza un testo scritto hanno toccato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che sottolinea i problemi di copertura già avuti con il decreto liberalizzazioni.

Scrive Conti: “Nel mirino di Giarda entra subito il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli colpevole, a suo giudizio, del pasticcio delle mancate coperture. “Io non vado più in Parlamento a difendere l’indifendibile, dopo che un tuo ufficio, la Ragioneria, ha sostenuto che sul provvedimento non c’è copertura. Se pensate di andare avanti in questo modo,sono pronto a farmi da parte”.

A riportare l’ordine ci pensa Monti, “che racconta ai presenti di aver affrontato e risolto la questione il giorno prima con il capo dello Stato. All’approvazione “salvo intese”, arrivano tutti più o meno convintamente e, comunque, certi che la questione non è chiusa”.

Il fatto, sottolinea Conti, è che per avere il testo del ddl bisognerà attendere il rientro dall’Oriente del presidente del Consiglio, quindi una settimana. A cena con il presidente del Senato Renato Schifani, Fornero e Monti avrebbero insistito sulla necessità di “avere in Parlamento una corsia preferenziale” per il ddl, per poter licenziare la riforma prima dell’estate.

E se su questo punto non sembrerebbero esserci ostacoli, Conti sottolinea che “l’auspicio di Casini affinché ‘la riforma diventi legge dopo le amministrative’ segnala il vero problema elettorale che sta alla base di molti irrigidimenti. E’ l’ulteriore conferma che il compromesso sulla scrittura dell’articolo 18 è ancora tutto da costruire e che conterà anche il risultato delle elezioni di maggio. Il rischio, ben presente alQuirinale, che la maggioranza possa implodere proprio sulla riforma del mercato del lavoro, si evince dalla tenacia con la quale nel Pdl l’ala degli ex An – a suo tempo contraria al governo dei tecnici – è divenuta ora la più convinta sostenitrice della riforma-Fornero”.