Lazio e Lombardia: la “maionese elettorale impazzita”

di Lucio Fero
Pubblicato il 1 Marzo 2010 - 18:24| Aggiornato il 21 Ottobre 2010 OLTRE 6 MESI FA

 

Roberto Formigoni

 

Cinquecento firme “sbagliate, per la precisione 514. Qua manca il timbro sui moduli, là manca il luogo e la data dell’autenticazione. Non c’è imbroglio o dolo, c’è solo sciatteria, superficialità, al massimo una sub cultura di massa che disprezza e quindi ignora le procedure. Può una lista elettorale pagare con l’esclusione l’infima qualità dei suoi minimi e non tanto minimi “funzionari” politici? E’ “giusto” oltre che assolutamente legale che la lista Formigoni, la lista a sostegno del governatore della Lombardia, la lista d’appoggio al candidato che tutti pronosticano vincitore, sia cancellata dalla scheda elettorale nella Regione?

Le regole sono regole e stanno lì non per caso ma per evitare che le elezioni diventino una riffa. Chi mostra insofferenza alle regole dimostra insofferenza per la natura stessa della democrazia elettorale che è competizione “regolata”. Altrimenti è sgomitare reciproco con sicuro vantaggio di chi ha più muscoli e protervia. Però che elezioni sarebbero quelle in Lombardia senza la lista Formigoni e nel Lazio senza la lista del Pdl? Sarebbero legalmente valide ma in fondo ben poco “giuste”.

La responsabilità prima di questa sequenza elettorale ormai quasi nazionale che neanche Totò e Peppino avrebbero mai immaginato di poter mettere in scena è soprattutto del Pdl e dintorni. Accade a loro e non per caso di confezionare liste elettorali con imperizia e sciatteria. Non per caso, perché a furia di reclutare chiunque e comunque, a furia di infarcire i ranghi e gli incarichi con dilettanti allo sbaraglio, a furia di coltivare una sorta di civile irresponsabilità sempre emendata dal successo di immagine, questi “incidenti” sono inevitabili e conseguenti. Se il requisito fondamentale richiesto per accedere alla politica è l’ossequio e l’applauso, se nessuna altra selezione è praticata, neanche quella minima della minima competenza, allora dimenticare i timbri o assentarsi per cambiare un nome a tempo scaduto non è un caso. Il Pdl non è vittima se non di se stesso e quindi pianga se stesso. Valga per tutti lo sconforto del “democristiano” Rotondi: “Questa è gente incapace”.

Ma si può giocare, “puntare” su questa incapacità? E’ questa una politica, niente meno che una politica “altra” e migliore? I radicali di questo gioco sono i campioni. In Lombardia hanno “stanato” gli errori della lista Formigoni. E avevano provato a farlo, senza successo, anche con la lista Penati. Sublime coerenza politica: provare a sgambettare in Lombardia la forza politica con cui si è alleati nel Lazio. In Lombardia Emma Bonino capeggia la lista che prova a far fuori il candidato Pd, quel Pd chiamato a votare nel Lazio la candidata Bonino. Il vittimismo radicale: non c’è da decenni campagna elettorale dove non denuncino che “è tutto illegale” tranne loro. Come dei Bartali della politica sempre parlano di “democrazia tutta da rifare”. Talvolta hanno colto nel segno ma il loro vittimismo si sta facendo aggressivo. Talvolta sfrontato: rivendicare l’appoggio elettorale sia pur marginale alla Bonino da parte di Mambro e Fioravanti, ex terroristi fascisti, è atteggiamento protervo, è violenza dei non violenti. Soprattutto il gioco del prendere in castagna gli altri sulle regole disattese se diventa strategia e identità è un gioco a perdere. Si finisce per comunicare al paese che le elezioni le vince o chi ha la tv più forte o chi azzecca il “garbuglio giusto”.

Nello stesso giorno la Rai cancella le sue trasmissioni di informazione politica, le due maggiori Regioni inaugurano una campagna elettorale i cui campioni saranno i rispettivi avvocati, i partiti si denunciano l’un l’altro per “violenza privata”. E’ come una partita di calcio dove il pallone nessuno pensa più a calciarlo e tutti si ingegnano a far “squalificare” l’avversario. Non è più calcio degno di questo nome, rischiano di non essere più elezioni degne di questo nome.

E’ un brutto gioco quello che si sta giocando. Una “squadra” che ignora con rozzezza le regole, l’altra che sta perdendo la capacità di distinguere tra le regole e i pretesti. Lazio e Lombardia: la parola agli avvocati prima e più che agli elettori. Campania e Calabria: in lista con il Pdl candidati condannati per reati di criminalità organizzata nel giorno in cui il governo fa la “mossa”, la mossa e nulla più di una legge anti corruzione. Davvero la realtà sta superando ogni sia pur surreale fantasia.