Lazio, il piano Pirozzi: dimissioni di massa per cacciare Zingaretti e tornare al voto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 marzo 2018 9:03 | Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2018 9:03
Lazio, il piano Pirozzi: dimissioni di massa per cacciare Zingaretti e tornare al voto

Lazio, il piano Pirozzi: dimissioni di massa per cacciare Zingaretti e tornare al voto

ROMA – “Se tutte le opposizioni sono compatte, se hanno presentato un programma alternativo a quello del presidente, mi sembra logica la ‘sfiducia’.

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Altrimenti la Regione non sarebbe governabile in queste condizioni”. Così il consigliere regionale e sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi all’ ANSA, parla della sua idea di far cadere subito il neo-eletto governatore del Lazio Nicola Zingaretti con le dimissioni di massa dell’opposizione.

Lo schema immaginato da Pirozzi è raccogliere le firme dei consiglieri dimissionari prima dell’ elezione del presidente del Consiglio, eleggerlo e poi consegnargliele il giorno stesso o alla seduta successiva. Dubbi sull’opzione di presentare una mozione di sfiducia: “Qualcuno potrebbe avere l’influenza…”. Una suggestione anticipata ieri da Il Messaggero.

Tutti dal notaio. Per una rievocazione del «metodo Marino» da applicare sul neo eletto governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Solo che questa volta, a differenza di quanto accadde al sindaco, la maggioranza per far scattare il «tana libera tutti» ci sarebbe già senza aiuti esterni. Ovvero i 26 consiglieri di opposizione che hanno perso sì le elezioni, ma hanno comunque un voto in più in consiglio rispetto alla coalizione di centrosinistra per via dell’anatra zoppa, partorita dalle urne (anche qui è colpa della legge elettorale adottata nel Lazio). (Simone Canettieri, Il Messaggero)

“E’ anche un modo – spiega- per evitare che si mettano d’accordo”. Pirozzi afferma di averne parlato con Roberta Lombardi e con Matteo Salvini “perché è il leader del centrodestra certificato dalle elezioni. Lombardi mi ha detto che tendenzialmente era d’accordo ma che doveva parlare con i suoi. Salvini è d’accordo, certo dovrà parlare con Berlusconi, Meloni e Fitto”.

“A chi però gli faceva notare che le dichiarazioni di Lombardi rispetto all’incontro Zingaretti-Raggi non sembrano sottintendere una fine immediata della legislatura, Pirozzi ha risposto: “E’ un problema di ordine politico, io non posso parlare per lei”. “Io non vado in Regione per i 7 mila euro o per piazzare amici. Io mi sono candidato per una nuova idea, non per sostenere Zingaretti – aggiunge – Se poi cambiano le condizioni, io alzo le mani. Ma dovranno rispondere ai loro elettorati. Strano anzi che non ci avesse già pensato nessuno… – conclude Pirozzi – Il Lazio può diventare il laboratorio di quello che può succedere a livello nazionale”.