Laziogate, Francesco Storace assolto in appello: “Il fatto non sussiste”

Pubblicato il 29 Ottobre 2012 17:16 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2012 2:07
Francesco Storace (LaPresse)

Francesco Storace, assolto in appello al processo Laziogate (LaPresse)

ROMA, 29 OTT – “Laziogate“, Francesco Storace assolto in appello. L’ex ministro della Sanità, governatore della Regione Lazio dal 2000 al 2005, è stato assolto nel secondo grado di giudizio nel processo Laziogate, nel quale il fondatore de La Destra era accusato di aver cercato di accedere al sistema informatico dell’anagrafe di Roma per vedere se Alternativa Sociale, la lista di Alessandra Mussolini, avesse usato firme false per presentare la sua lista alle elezioni regionali del 2005, comunque perse da Storace.

In primo grado Storace era stato condannato ad un anno e sei mesi per concorso nell’accesso abusivo a sistema informatico. Nel processo sono parte civile il Comune di Roma, la lista Alternativa sociale e Laziomatica.

Secondo l’accusa, Storace avrebbe chiesto ai suoi tecnici di introdursi all’interno dell’anagrafe di Roma per verificare l’esistenza di eventuali firme false prodotte per presentare la lista della Mussolini. L’episodio dell’intrusione informatica risale al 9 marzo 2005. Sempre secondo le accuse, Storace si sarebbe inoltre avvalso di uomini propri, come nel caso del portavoce Nicolò Accame (indagato sia a Milano che a Roma) e della rete facente capo all’investigatore fiorentino Emanuele Cipriani (indagato anche in relazione alle vicende dello scandalo Telecom-Sismi) anche per far spiare e preparare dossier fasulli su Piero Marrazzo, suo concorrente, come la Mussolini, per la presidenza della Regione Lazio.

 

Storace, così come altre sette persone coinvolte nella vicenda, è stato assolto con la formula “perché il fatto non sussiste“.

I giudici della I corte d’appello di Roma, presidente Eugenio Mauro, hanno fatto cadere le accuse nei confronti anche del suo ex portavoce Nicolò Accame, che in primo grado aveva avuto 2 anni.  Assolti Mirko Maceri, che era ex direttore di Laziomatica; così come l’avvocato Romolo Reboa (che presentò l’esposto a suo tempo contro As); e Nicola Santoro, figlio del magistrato della commissione elettorale presso la corte d’appello di Roma che escluse Alternativa Sociale dalle elezioni. Avevano avuto un anno.

Cadute le contestazioni anche per l’allora vicepresidente del consiglio comunale per An, Vincenzo Piso (per cui anche in primo grado la Procura aveva chiesto l’assoluzione). Unica condannata, Tiziana Perreca, ex collaboratrice dello staff di Storace, che ha avuto 6 mesi per favoreggiamento. Confermata l’assoluzione di Daniele Caliciotti, l’ex dipendente di Laziomatica. E nei suoi confronti non era stata appellata la sentenza.