Piange la radio, nei Comuni si litiga: con Berlusconi matrimonio indissolubile ma per la Lega è una catena

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 4 Febbraio 2011 15:49 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2011 16:12

Giorgio Napolitano

ROMA -Radio Padania è la “pancia” che brontola, sempre più spesso contro Berlusconi, infatti ogni tanto di recente la spengono, almeno nel filo diretto con gli ascoltatori. Le amministrazioni locali sono i nervi e i muscoli, sempre più tesi quando si tratta di governare il territorio con “quelli del Pdl”. Ma ora comincia a dolere anche la “testa”, cioè la strategia e il senso della strategia del partito, della Lega. I sondaggi ristagnano, il presente è tosto, il futuro è incerto e sta venendo a galla un “equivoco” sul federalismo. Il Nord leghista ha sempre pensato fosse il modo per sciogliersi dalle catene del pagare per gli altri, ora apprende che il federalismo, lo “sganciamento” ha il costo, il prezzo in denaro e tasse per consentire anche il federalismo degli altri, del Sud che è sempre indietro e che deve essere “perequato”. E poi c’è questa storia di Ruby e delle cento altre: non sposta un voto ma, se si somma al federalismo impantanato o tradito, fa miscela esplosiva. Insomma il matrimonio indissolubile tra Lega e Pdl è percorso da litigi, rancori e un filo di disistima montante. Resta indissolubile ma somiglia sempre più a una catena.

“Irricevibile”, così il presidente della Repubblica ha bocciato il decreto sul federalismo approvato ieri in fretta e furia dal consiglio dei Ministri. Così, dopo la bocciatura alla Camera, il federalismo, cuore e anima della politica della Lega, subisce un nuovo, pesantissimo, stop.

Non l’avevano presa bene ieri e non ne gioiranno oggi i “lumbard” veraci, il popolo di Bossi è infatti in fermento, dalla base sino ai vertici del partito passando per le amministrazioni locali dove oramai le maggioranze composte da Pdl e Lega vivono in molti casi da separati in casa. La base freme, le amministrazioni locali litigano e a Roma non va meglio. Bossi, nel ribadire ieri la sua decisione di sostenere il Governo ha smentito, oltre che se stesso, anche Maroni che solo qualche ora prima prometteva di andare alle urne se la Bicamerale avesse bocciato il decreto sul federalismo.

Bossi, dopo aver scelto ieri di puntare sul Cavaliere, oggi si è speso con il Presidente Napolitano in “una lunga e cordiale telefonata”, come l’ha definita Bossi stesso che, informa una nota, ha preso il duplice impegno di andarlo a trovare al Quirinale la prossima settimana e, come preannunciato dal ministro Calderoli in conferenza stampa, di dare comunicazioni sul decreto sul federalismo fiscale municipale alle Camere.

Bossi ha scelto, dopo aver puntato moltissimo sul passaggio in Bicamerale promettendo elezioni in caso di sconfitta, ieri ha cambiato idea “accontentandosi” di quel decreto che oggi è stato bocciato dal Quirinale. In termini politici questo significa che il segretario dei lumbard ha legato il destino del proprio partito in modo ancora più indissolubile alle sorti di questo esecutivo passando da una posizione di “sosteniamo il Governo per avere il federalismo”, a “sosteniamo il Governo” punto. Il dado è tratto e il popolo leghista, che da sempre è abituato ad affidarsi a “l’Umbert” quando si trova di fronte a bivi importanti, come al solito seguirà il Capo, ma questa volta i malumori sono ampi e diffusi.

La base leghista ha espresso le sue perplessità nei confronti della scelta pro Berlusconi inondando Radio Padania di messaggi, di solito molto coloriti, che non approvavano questa posizione. “Più coraggio Umberto: al voto da soli”, “abbiamo portato pazienza per troppo tempo, basta temporeggiare”, questo è il tono della maggioranza dei messaggi registrati. E se la base non digerisce, o quantomeno non capisce, la scelta di aggrapparsi al Cavaliere, la classe dirigente locale della Lega passa dalle parole ai fatti. Tra le amministrazioni del Nord a guida Pdl-Lega sono molte quelle in cui sono in atto scontri aperti. A Sondrio è da poco passata una mozione di sfiducia, proposta del PD, nei confronti del presidente del consiglio provinciale Patrizio del Nero passata con 4 voti della maggioranza. A Pavia la Lega ha appena dichiarato che se il PdL ricandiderà il presidente uscente Poma, loro correranno da soli. Nel comasco, a Erba, il sindaco pidiellino ha ritirato le deleghe ad un assessore/parlamentare del Carroccio reo di aver criticato l’immobilismo dell’esecutivo e la Lega, per rappresaglia, è uscita dalla maggioranza. A Desio i consiglieri comunali leghisti si sono dimessi sfiduciando e sciogliendo la giunta per infiltrazioni mafiose. A Caravaggio, Costa Volpino e Treviglio (città dei cantieri Brebemi e dell’alta velocità) nel bergamasco Lega e PdL andranno divisi alle prossime elezioni di primavera. L’umore generale potrebbe sintetizzarsi in “fiducia a Bossi, ma basta un segno qui stacchiamo tutto”.