Lega campione, destra vincente. Cota e Polverini Governatori. Bossi profeta. Berlusconi invulnerabile

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 29 Marzo 2010 23:57 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 18:36

 

Silvio nove vite

 

 

Renata Polverini: "A chi il Lazio? A noi!"

 

Lega campione, destra vincente, Cota e Polverini Governatori. Bossi profeta, Berlusconi invulnerabile. E’ andata così, sono questi i titoli giusti, dettati dall’elettorato. Il centro destra alla resa dei conti ha sei Regioni, quelle più popolose, quelle più grandi, quelle che contano e pesano di più, quelle che sono la maggioranza e la “sostanza” del paese. La Lombardia a Formigoni con il 56 per dei voti, la Lombardia della finanza, degli affari e quella delle botteghe e delle università, la Lombardia di Milano e delle valli. Il Veneto a Zaia con il 60 e passa per cento dei voti. Il Veneto dei cattolici e delle aziende, dei borghi e delle città. Il Piemonte all’altro candidato leghista, il Piemonte a Cota, il Piemonte dove la Lega non era mai passata. Il Piemonte dove la Bresso ha lottato fino all’ultimo e dove il candidato leghista è passato per la cruna di un ago elettorale.Tutto il Nord alla destra con la Lega in testa, prossima tappa forse Bossi sindaco di Milano.

E poi al centro destra il Lazio, di un soffio di numeri, ma un soffio che è uragano politico. E la Campania e la Calabria con il 55 per cento circa dei consensi. Il ceto medio della capitale, la “nuova plebe” di Napoli, i clan e la gente comune di Reggio. La Sicilia e la Sardegna erano già del centro destra: il Sud geografico e sociale al centro destra si affida. Con la sola eccezione della Puglia che resta alla sinistra di Vendola, forse più a Vendola che alla sinistra. Sei Regioni che fanno due Italie, una potente tenaglia che si stringe intorno a quel che resta.

Resta una “terza Italia”, le sette Regioni dove vince il centro sinistra. Emilia, Toscana, Umbria, Basilicata, Marche. La Liguria, davvero ultima spiaggia della sinistra al Nord, e appunto la Puglia. Non proprio la “ridotta dell’appennino” ma poco di più. L’aritmetica, solo l’aritmetica dice sette a sei come risultato finale della partita. Sette a sei per il centro sinistra. Ma la politica smentisce l’aritmetica: le sei Regioni “azzurre” pesano, valgono molto di più delle sette “rosse” o “rosa”.

Lega campione perché in tutto il Nord cade ogni remora a farsi governare dalla Lega. Anzi il governo assegnato alla Lega e a un leghista è una scelta e quel voto non è più una forma di protesta e disagio. Voglia di governo leghista che si affaccia, per ora minoritaria, perfino fuori dalla “padania”.

Destra vincente perché si prende Lazio e Campania, cioè il cuore e la polpa dell’elettorato che talvolta le è mancato, alle Regionali ma anche alle politiche.

Bossi profeta perché segna e indica il cammino: il Nord è leghista, il governo nazionale seguirà lo spirito e la lettera del voto.

Berlusconi invulnerabile a tutto. Accuse, prove, sospetti. Voglia manifesta di sbarazzarsi di limiti e controlli, zero condicio imposta alla Rai, niente lo graffia elettoralmente.

La sinistra resiste come può ma si asciuga in tutte le sue versioni. In quella classica incarnata dal Pd di Bersani che aveva chiesto di votare sulla crisi economica e non su Berlusconi leader. In quella giudiziaria di Di Pietro, il partito della “legge comunque” resta più o meno dove era, intorno al sette per cento. Si asciuga la sinistra nella versione Bonino, una onorevole sconfitta e un partito radicale sempre bonsai. Nella versione sinistra dura e pura che tutta insieme vale circa il 5 per cento. Si asciuga la sinistra italiana allo strano “sole” di un paese che non imputa e non accolla la crisi e le difficoltà economiche a chi lo governa. In Italia e forse solo in Italia la destra riesce a coniugare dentro se stessa sia la paura che la speranza. E’ questo che cuoce e rosola la sinistra italiana, questa capacità della destra di abitare sia nel cuore degli spaventati dal mondo che c’è sia nella testa di coloro che sperano possa cambiare a loro immediato vantaggio.

 

Bersani

 

Ci aveva creduto la sinistra, stavolta ci aveva creduto. Non di vincere e rovesciare governo e tavolo. Questo no, ma aveva creduto che “il vento” stesse cadendo nelle vele della destra. Per stanchezza, un po’ di delusione, per manifesta incerta e pericolosa navigazione. Ha scoperto quasi incredula che l’astensione, anche la nuova astensione la tocca e la ferisce tanto quanto la destra. Anzi di più, perché l’arcipelago dei “delusi” della sinistra, quello che anima il pubblico di Santoro, il popolo viola e quello delle carriole a L’Aquila più spesso di altri “popoli” a votare non ci va. Ci aveva creduto la sinistra di infliggere un colpo, non decisivo, ma un colpo sì. Aveva motivi per crederci, ha avuto torto nel crederci. Per questo il colpo lo incassa, doppio.

La prospettiva, le conseguenze, il domani? Berlusconi e, dopo Berlusconi e il “berlusconismo”, se non Bossi di certo il “bossismo” in variegata coniugazione territoriale e sociale. E’ questa la scelta del voto di marzo.