Lega, Flavio Tosi: “Treviso sconfitta secca, ma non mi dimetto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Giugno 2013 9:54 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2013 9:54
Lega, Flavio Tosi: "Treviso sconfitta secca, ma non mi dimetto"

Lega, Flavio Tosi: “Treviso sconfitta secca, ma non mi dimetto” (Foto Lapresse)

VERONA – Perdere Treviso, culla della Lega, impone una riflessione all’interno del Carroccio, ma non è abbastanza per Flavio Tosi, per dimettersi da segretario della Liga veneta. Intervistato da Rodolfo Sala, Tosi non si arrende: “Per la Lega e per il centrodestra è stata una secca sconfitta. Ma io resto al mio posto, chi chiede la mia testa ha un consenso personale pari allo zero”.

Tosi risponde a chi come Santino Bozza, consigliere regionale in Veneto, espulso qualche settimana fa dalla Lega Nord, chiede la sua testa e quella di Maroni. Bozza ai microfoni della Zanzara, su Radio24, ha detto: “Tosi e Maroni devono andare nel centro del lago di Garda, nel punto più profondo, e immergersi più a fondo possibile. Hanno distrutto la Lega, devono sparire, vadano in vacanza in eterno”. La colpa della sconfitta in Veneto, per Bozza, ”è di Tosi, un pallone gonfiato dai media. Un fascista, uno che non guarda in faccia a nessuno. Bisogna cacciarlo subito”. ”A me di Maroni non me ne frega niente – prosegue – appartengo sempre alla lega di Bossi, la Lega 1.0. Questa di Bossi è la Lega delle potrone. La nostra poteva dare ancora fastidio al potere centrale e l’hanno distrutta”. Bozza se la prende anche con Gentilini, sconfitto nel ballottaggio a Treviso: ”Doveva stare a casa e farsi delle belle passeggiate e qualche partita a briscola”.

Quella delle amministrative è stata per la Lega Nord una ”batosta”, per dirla con Matteo Salvini, dopo l’arretramento dei consensi già registrato al primo turno e le feroci parole di critica pronunciate nel frattempo da Umberto Bossi. Con la sconfitta nell’ex roccaforte di Treviso, ceduta allo schieramento avversario dopo 19 anni, e con la perdita di Brescia, la seconda città della Lombardia nel cuore della progettata ‘macro-regione’, la crisi d’identità del Carroccio è ancora più evidente: un anno fa Maroni parlava di un partito che aspirava a diventare ”egemone” al Nord. Ma entrambi fanno auto-critica restando al loro posto.

Tosi, rispondendo alle domande di Rodolfo Sala, sul quotidiano la Repubblica, osserva: “Alle amministrative dell’anno scorso, abbiamo avuto un risultato analogo a quello di adesso: persi sette ballottaggi su sette. E allora chi comandava nella Lega? Umberto Bossi, e nel Veneto Gian Paolo Gobbo, mica Maroni e Tosi”. Infine aggiunge: “Bisogna allargare l’elettorato tradizionale della Lega. Andare oltre, riconquistare il voto di chi ha disertato le urne perché in questi vent’anni a Roma non si è combinato niente. Magari con persone più credibili”.