Lega, veneti contro “lumbard”, vogliono il comando del partito

Pubblicato il 10 Aprile 2012 13:02 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2012 13:02

Roberto Calderoli, Umberto Bossi, Rosi Mauri, Luca Zaia, Roberto Maroni (LaPresse)

MILANO –  In principio la Lega era Liga ed era “roba” veneta. Ora il Veneto vorrebbe riprendersela, mettere un suo uomo alla guida di un partito in cui, dopo lo scandalo, tira aria di “resa dei conti”. Già stasera a Bergamo, sarà la volta delle “scope” dei militanti che chiedono pulizia. A livello di vertici, invece, l’aria è da far west: Roberto Maroni sente la leadership a un passo e gli unici che possono mettersi di traverso, neutralizzato il “cerchio magico”, sono proprio i veneti.

Anche perché, a voler utilizzare la storia e i numeri come discrimine, in entrambi i casi i veneti sembrano avere qualche pretesa da accampare. La Liga Veneta, infatti, storicamente è arrivata prima della Lega Lombarda. Ed è stata prima fino al 1991, anno della fusione con i “lumbard”  di Bossi.   Sempre in Veneto la Lega ha il bacino elettorale indubbiamente più cospicuo: basta ricordare i plebisciti di Galan prima e Zaia poi in regione. E poi c’è il caso Treviso, la città, scrive sul Giornale Stefano Filippi “con più voti al Carroccio, più amministratori locali e più militanti”.

Gli ingredienti per aspirare a prendere le redini del partito, insomma, ci sono. Anche perché ad oggi l’area veneta della Lega sembra essere sostanzialmente fuori dallo scandalo che ha travolto Francesco Belsito e parte del “cerchio magico” bossiano. A dirla tutta, e non è un mistero, sulla carta ci sarebbe anche il candidato: Luca Zaia, attuale governatore proprio della Regione Veneto. Zaia che con intelligenza politica, per ora attende la resa dei conti bergamasca e si tiene prudentemente fuori dalla mischia.

“Il Veneto ha bisogno di un Governatore a tempo pieno e non part-time, per questo non mi interessa una candidatura alla segreteria della Lega”: ha detto Zaia ringraziando chi lo ha pubblicamente candidato, ovvero il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo. Ma, osserva con una punta di malizia il Giornale, forse Gobbo non è esattamente la rampa di lancio migliore per una candidatura visto che è un “bossiano” di ferro ed è fresco di sconfitta con i maroniani in sede di congresso provinciale. Non a caso, spiega Filippi, Maroni lo vorrebbe far fuori dalla segreteria provinciale della Liga e sostituirlo con il sindaco di Verona Flavio Tosi.

C’è poi un altro aspetto: il fronte “veneto” della Lega è tutt’altro che politicamente compatto. Ci sono sindaci “bossiani” come Massimo Bitonci e “maroniani” come Tosi. Ma soprattutto, quella della Lega veneta è una tradizione individualista “di cani sciolti”, ovvero di amministratori che hanno costruito il loro consenso sul territorio senza essere legati a questa o quella corrente. Come l’ex sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, detto lo “sceriffo” per l’atteggiamento decisionista e le sparate provocatorie.  Leader, insomma, che funzionano nel “locale” ma che difficilmente possono pensare di dare la scalata a un partito. Certo, con Zaia un tentativo è possibile ma il governatore non parte da favorito: la sensazione è che la base abbia già scelto Maroni dall’ultimo raduno di Pontida, quello in cui parlava Bossi e lo striscione era dedicato all’allora ministro degli interni.