La Lega votò il pareggio in Costituzione, causa dei nostri mali, ora può solo tacere

di Sergio Carli
Pubblicato il 28 maggio 2018 8:05 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2018 10:24
La Lega votò il pareggio in Costituzione, causa dei nostri mali, ora può solo tacere

La Lega votò il pareggio in Costituzione, causa dei nostri mali, ora può solo tacere

Fiscal compact, origine dei nostri mali presenti e futuri, fu un tragico errore votarlo, fu un errore ancora più tragico inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione.  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google PlayNon è bello autolodarsi, ma Blitz lo scrisse più volte.

La Lega votò contro il Fiscal compact, però votò a favore del pareggio di bilancio in Costituzione. Adesso Salvini e i suoi dovrebbero avere il pudore di tacere. I 5 stelle, all’epoca, erano irrilevanti in Parlamento e ora possono alzare la voce, ma la Lega no.

Era il 30 novembre 2011, Monti era primo ministro da pochi giorni. Sotto la sua premiership avrebbe avuto inizio la cavalcata travolgente del Movimento 5 stelle.

Monti era appena arrivato con il suo governo, uno dei peggiori della storia repubblicana, ma non aveva dubbi sul Fiscal compact. Era cosa buona e giusta. Il lavoro preparatorio lo aveva fatto, nel disinteresse di Berlusconi, Giulio Tremonti. Né con Tremonti né con Monti ci fu un gatto che alzò la voce, allora, per tutelare gli interessi dell’Italia. Non riuscirono a farsi ascoltare, non furono capaci di farsi rispettare. Come agnelli in corsa verso il macello, accettarono passivamente i diktat dei tedeschi.

Senza esitare, senza il minimo dubbio, senza…. Monti arrivò a dire che, una volta approvato il Fiscal compact, finalmente si sarebbe potuto pensare alla crescita. Guardate dove ci hanno portato.

Il coro di pecore impazzite lo chiamava Supermario.

Ora non c’è più niente da fare, se cerchiamo di sfilarci, finiamo come la Grecia. E in giro per il mondo avrebbero una nuova conferma della inaffidabilità degli italiani. Ricordate che a turno ci hanno disprezzato un po’ tutti per i nostri voltafaccia (cambio di fronte nella prima guerra mondiale, 8 settembre nella seconda), tipico italiano, direbbero in coro un po’ tutti: “Premurosi camerieri, ottimi cuochi, bravi sarti, ma meglio averli contro che come alleati, non sai mai che scherzi ti possono tirare”.

Possiamo anche alzare le spalle di fronte all’opinione pubblica mondiale (anche se quello che inventò il “me ne frego” sapete tutti come è finito).

Il problema sono i mercati finanziari internazionali, ai quali siamo legati come asini alla ruota. Perché?

Anche se il bilancio corrente dello Stato italiano chiude in leggero attivo (537.944 miliardi di entrate nel 2018, contro 511.429 miliardi di spese correnti), abbiamo però troppi debiti, intorno ai 2.300 miliardi di euro, che continuano a aumentare. Colpa degli investimenti (52.453 miliardi di spese in conto capitale) e degli interessi da pagare: 77.491 miliardi, cui vanno aggiunti, ogni anno, più di 227 miliardi di prestiti venuti a scadenza da rimborsare. Il conto finale: 537.944 miliardi di entrate, 641.374 miliardi fra spese correnti, in conto capitale e interessi, 103.429 miliardi il deficit. Sommati ai 227.946 miliardi di prestiti da rimborsare, fanno 331 miliardi che lo Stato italiano deve farsi imprestare da qualcuno, che sono le banche internazionali.

Meno le banche, e gli investitori che devono poi sottoscrivere i nostri titoli di debito, si fidano di noi, maggiori sono gli interessi che le banche e i creditori ci applicano.

Sono paletti che nessun Governo del Cambiamento può aggirare o eludere. Capito perché Mattarella suda freddo quando gli vogliono imporre come ministro dell’Economia l’82 enne Paolo Savona?

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