Legge 40, il governo fa ricorso contro la Corte Ue sulla diagnosi preimpianto

Pubblicato il 28 Novembre 2012 19:45 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2012 20:24

Legge 40, il governo fa ricorso contro la Corte Ue sulla diagnosi preimpianto

ROMA – Legge sulla fecondazione assistita, il governo italiano fa ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo. Ovvero contro la sentenza dell’agosto scorso che condannava il nostro Paese perché la legge 40 impedisce alle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche di accedere alla diagnosi preimpianto ed evitare quindi di dare alla luce figli malati.

Il governo ha subito scritto un comunicato in cui spiega che la decisione è stata presa per “salvaguardare l’integrità e la validità del sistema giudiziario nazionale” e quindi per evitare problemi in termini di ricorsi, e non per entrare nel merito delle “scelte normative adottate dal Parlamento né eventuali nuovi interventi legislativi”. Niente nuove leggi in materia, nessuna messa in discussione delle scelte adottate dal Parlamento anni fa, quindi.

Ma il dato è comunque tratto e dal Pd si levano voci di condanna, in particolarmente da un ex ministro della Sanità, Livia Turco, e da un medico come Ignazio Marino. “Molti di noi – dice Turco – avevano chiesto al governo di venire a spiegare in parlamento le ragioni di un’eventuale decisione in questo senso. Mi dispiace molto che il governo, invece, non abbia sentito il dovere di farlo, scegliendo in modo clandestino di presentare ricorso. Una decisione, secondo me, del tutto sbagliata”.

E Marino: ”La sentenza a Strasburgo è stata presa all’unanimità, e seguiva 19 decisioni di tribunali italiani che avevano chiarito a tutti che la legge sulla fecondazione artificiale è da riscrivere perché antiscientifica, incoerente e insensibile alle esigenze delle famiglie che desiderano avere un bimbo. Sarebbe sorprendente che un governo tecnico ed europeista in economia non fosse altrettanto tecnico ed europeista quanto ci sono da tutelare i diritti e la salute delle persone e anzi agisca in danno dei cittadini più poveri. Questi, in caso di ricorso, si vedranno discriminati nel loro desiderio di maternità e paternità mentre i più ricchi potranno rivolgersi alle cliniche per l’infertilità degli altri Paesi europei e avere l’assistenza che la legge 40, e adesso anche l’iniziativa del governo, nega loro in Italia.