Legge antipentiti, il Pdl pensa a ridurre il peso dei collaboratori di giustizia

Pubblicato il 2 Febbraio 2010 13:46 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2010 14:10

Una legge antipentiti. Ne dà notizia oggi il quotidiano la Repubblica che in prima pagina scrive che il governo potrebbe prendere in esame un ddl che decreta che le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia non bastano a istituire un processo. Il quotidiano la Repubblica fa riferimento al ddl presentato dal senatore del Pdl Giuseppe Valentino e che che dal 26 gennaio dovrebbe figurare tra quelli che saranno esaminati in commissione Giustizia. Si tratta di due articoli dal nome “Modifica degli articoli 192 e 195 del codice di procedura penale in materia di valutazione della prova e di testimonianza indiretta”. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, però, ha subito preso le distanze dal ddl, considerandolo un’iniziativa personale su cui non è d’accordo.

In altre parole, sostiene Repubblica, «se passa il testo di Valentino, la regola sarà scritta così: “Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso assumono valore probatorio o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni”». Antonio Papa, deputato Pdl, spiega invece a TG24 il valore di questo provvedimento che regola l’attività dei pentiti e che fornirebbe un riscontro più pregnante alle dichiarazioni dei collaboratori. Sempre secondo quanto si legge oggi sul quotidiano Repubblica, la legge del senatore Valentino dovrebbe prevedere un’altra regola: «Sono inutilizzabili le dichiarazioni anche in caso di riscontri meramente parziali». In altre parole, sostiene il giornale di Ezio Mauro “oggi si può condannare per le prove trovate per i primi quattro e assolvere per l’ultimo. Con le regole di Valentino le rivelazioni del pentito diventeranno carta straccia per tutti”.

«Così si torna agli anni Sessanta, è l’uccisione e l’azzeramento totale della lotta alla mafia». La pensa così Gianrico Carofiglio, magistrato e senatore del Pd. Per quanto riguarda l’effetto del ddl sui pentiti, il senatore Carofiglio osserva: «Già ce ne sono pochi ma sapendo in anticipo dell’introduzione di trabocchetti e tagliole, nessuno avrebbe più il coraggio di parlare».

Critico anche il magistrato siciliano Antonio Ingroia: «La revisione del maxiprocesso è stata sempre un obiettivo di Cosa nostra. Con una legge così Falcone e Borsellino non avrebbero potuto fare il maxi e in questa aula non sarebbero stati condannati i mafiosi».