Legge di Stabilità: 400 milioni per resuscitare Federconsorzi, carrozzone dell’Agricoltura

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Novembre 2013 20:54 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2013 20:54
Legge di Stabilità: 400 milioni per resuscitare Federconsorzi, carrozzone dell'Agricoltura

Un manifesto d’epoca del Pci di Mantova contro gli sprechi di Federconsorzi

ROMA – In un momento di tagli, tasse e lacrime amare per i contribuenti italiani, un emendamento alla Legge di Stabilità vorrebbe riportare in vita la Federconsorzi, un carrozzone gigante, una sorta di Iri del settore agroalimentare, che nel dopoguerra era diventato uno dei centri nevralgici del potere dc, da dove si distribuivano soldi, si incassavano voti e si assegnavano posti in Parlamento.

La Federconsorzi è stata dichiarata fallita nel 1991, dopo un crac da 6.000 miliardi di lire. Uno sterminio di denaro pubblico che però ha paradossalmente tenuto in vita il cadavere di Federconsorzi: mai si è risolto infatti il contenzioso giudiziario fra le aziende creditrici e il Ministero dell’Agricoltura che quei debiti avrebbe dovuto pagare.

Allora l’idea è quella di ricostituire Federconsorzi per fare in modo che poi riesca a pagare i suoi debiti. Ci aveva provato Ugo Sposetti (Pd), ultimo tesoriere dei Ds nonché componente a suo tempo della commissione d’inchiesta parlamentare su Federconsorzi ma il suo emendamento era stato respinto. Ci sta riprovando Antonio D’Alì del Pdl, con un emendamento alla Legge di Stabilità: riportare in vita Federconsorzi con una “dote” di 400 milioni di euro.

Ma in Parlamento insorgono i senatori del Pd (dove Sposetti si muove evidentemente in autonomia), che per voce del capogruppo in Commissione Agricoltura Roberto Ruta esprimono le loro perplessità sull’operazione:

“Pur rispettando le sentenze civili della magistratura siamo convinti che non possa essere questa la sede per affrontare e dare risposta a una tematica così significativa sul profilo finanziario come la ricostituzione di Federconsorzi”.

È talmente vivo il ricordo degli sprechi di Federconsorzi che dal settore che in teoria ne dovrebbe beneficiare, l’agricoltura, si levano le proteste più forti. Meglio dare quei soldi a tanti che farli gestire (e sprecare) dalle mani di pochi, dicono le associazioni di categoria che sono sul piede di guerra. Alleanza Coop:

“È un golpe alla giustizia e all’equità sociale del Paese l’emendamento che porterebbe alla ricostituzione della Federconsorzi, regalandole 400 milioni di euro di “ammassi” che verrebbero così sottratti ai suoi creditori e ai produttori agricoli del paese. Suona come uno sfregio imperdonabile nei confronti delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese che annaspano tra sacrifici inenarrabili in una crisi senza fine, mentre si rastrellano anche le monetine per trovare copertura finanziaria alla Legge di Stabilità che è all’esame del Parlamento”. Così Giuliano Poletti, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, commenta quanto annunciato dal senatore D’Alì, relatore della legge di stabilità al Senato, sulla presentazione dell’emendamento con il quale si riporterebbe in vita la Federconsorzi con una “dote” di 400 milioni di euro che la magistratura, sin dal 1991, aveva destinato ai creditori del più grande crac finanziario della storia della Repubblica.

Agrinsieme:

“Si sta provando a riesumare il cadavere di Federconsorzi, quando l’unica cosa da fare sarebbe mettere una pietra tombale sulla vicenda. Troviamo scandaloso l’ennesimo tentativo, questa volta per mano governativa, di ridar vita a Federconsorzi, uno dei più grandi scandali finanziari del Paese, costretto a chiudere i battenti nel 1991 dopo un crack da 6.000 miliardi di lire che oggi varrebbero quasi 4 miliardi di euro. Piuttosto che trasferire questi vecchi crediti dell’agricoltura all’erede di un soggetto dalla storia alquanto torbida, ci chiediamo se non sia invece più ragionevole in un momento di congiuntura economica difficile, ‘liberare’ queste risorse, che ammonterebbero a circa 400 milioni di euro per dare subito respiro alle aziende agricole, sospendendo ad esempio la seconda rata dell’Imu sui terreni agricoli, o finanziando misure di sostegno al credito o di riduzione del costo della manodopera”. Agrinsieme ricorda ancora che c’è stato già un primo tentativo nei giorni scorsi attraverso un emendamento, poi respinto, presentato dal senatore Pd Sposetti, ex tesoriere del Pci e componente, a suo tempo della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla Federconsorzi. “Facciamo ora appello al governo, al ministro delle Politiche agricole De Girolamo e a tutte le forze parlamentari affinché risorse finanziarie così importanti, che potrebbero dare linfa vitale all’intero comparto agroalimentare, non vengano di colpo trasferite in poche mani”.

La vicenda giudiziaria ricostruita da RadioCor:

“Nel frattempo va avanti la partita tra la Federconsorzi in liquidazione e lo Stato (in particolare il ministero dell’Agricoltura) davanti ai giudici sull’entità del maxi credito. La prossima puntata della lite giudiziaria che prosegue ormai da quasi vent’anni si terrà il 28 novembre, davanti alla Corte di Cassazione. Il Ministero ha infatti impugnato la sentenza della Corte di Appello di Roma del 2010 che riconosceva un credito da 551,8 milioni di euro più interessi (secondo i calcoli della liquidazione circa 900 milioni di euro) all’ex gigante verde. Intanto il liquidatore Farenga annuncia l’intenzione di “sollevare in quella sede davanti alla Cassazione la questione di legittimità costituzionale sulla norma della legge Semplificazioni” che tagliava a circa 300 milioni di euro il debito dello Stato. La querelle iniziò nei primi anni ’90; ora al centro del contendere davanti alla Corte di Cassazione c’è la modalità di calcolo degli interessi sul debito del Ministero dato che, secondo i ricorrenti, dovrebbero essere conteggiati gli interessi legali mentre secondo la procedura bisognerebbe calcolare gli interessi convenzionali stabiliti a suo tempo con decreti ministeriali.

Dopo la diffida da parte della liquidazione guidata da Farenga a inizio 2012, il Governo, con la legge Semplificazioni, aveva ridotto il proprio debito a circa 300 milioni di euro, appunto tagliando i tassi di interesse. Una operazione legislativa giudicata dagli organi della liquidazione giudiziale Federconsorzi assolutamente arbitraria ed illegittima, anche in considerazione del fatto che nella Legge Semplificazioni non era prevista nessuna copertura finanziaria. Inoltre il comma 7 dell’articolo 12 della normativa in questione (su cui interviene ora l’emendamento al ddl stabilità) faceva salvi solo gli effetti delle sentenze passate in giudicato e sembrerebbe non ricomprendere la decisione della Corte di Appello sul credito a favore di Federconsorzi impugnata dal Ministero davanti alla Cassazione. La liquidazione non si arrende e, come annuncia il commissario Farenga a Radiocor, “davanti alla Corte di Cassazione sarà sollevata la questione della remissione degli atti alla Corte Costituzionale; sono certo che la Cassazione disporrà la remissione degli atti alla Consulta e quest’ultima stabilirà l’incostituzionalità della norma abrogandola”. Farenga è succeduto al dimissionario Sergio Scicchitano nel 2011 ed è il sesto liquidatore di Fedit”.