Legge elettorale, primo sì voto segreto pregiudiziali. Con 20 franchi tiratori

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 gennaio 2014 12:18 | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2014 13:04
Legge elettorale al via, supera lo spettro del voto segreto sulle pregiudiziali

L’Aula di Montecitorio

ROMA – La legge elettorale approda in Aula alla Camera e supera il primo temutissimo scoglio: quello delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dai partiti di opposizione. L’Aula di Montecitorio ha bocciato tutte e quattro le quattro questioni sollevate da Sel, Fdi e M5S (Pi ha ritirato la sua poco prima del voto). La votazione è avvenuta a scrutinio segreto. I sì sono stati 154, 351 i no. Cinque deputati si sono astenuti.

I deputati M5S hanno votato con un bavaglio intorno al braccio e con il pollice in alto, a significare il loro voto favorevole. Solo Massimo De Rosa lo aveva intorno alla bocca. La Camera ha poi respinto, stavolta a scrutinio palese, anche la pregiudiziale di merito presentata da M5S per il rinvio in Commissione della legge. Il documento è stato bocciato dall’Assemblea con 377 sì e 120 no: numeri diversi per una ventina di voti rispetto a quelli riportati a scrutinio segreto sulle altre pregiudiziali di costituzionalità.

Tabulati alla mano, significa che a scrutinio segreto i franchi tiratori sono stati almeno una ventina, tra 21 e 30 deputati che hanno votato in dissenso al proprio gruppo, per affossare la legge elettorale.

I Deputati M5S hanno in seguito raccolto le proprie cose e hanno abbandonato l’emiciclo. “Non saremo mai complici di questo ennesimo scempio e abbandoniamo immediatamente l’Aula”, ha detto Giuseppe Brescia. Poco prima di annunciare l’Aventino, aveva accusato i colleghi del Pd e di FI di essere “telecomandati dall’esterno”. La presidente Boldrini si è detta “dispiaciuta” e ha aggiunto: “Qui tutti possono dibattere ed esprimere il proprio pensiero”.

Dopo due giorni di urla e strepiti nelle Commissioni e superato lo spettro del voto segreto, l’Italicum può cominciare ufficialmente il proprio iter parlamentare. Una vittoria soprattutto dentro il Pd di Matteo Renzi, ancora fresco del ricordo dei 101 franchi tiratori che affossarono la candidatura di Romano Prodi al Quirinale. Se fossero tornati in azione, la legge elettorale sarebbe morta sul nascere. E così anche la legislatura. Il capogruppo Roberto Speranza, lo aveva promesso: oggi sarebbe staro il giorno del “Pd pride” sulle riforme.

Dalla prossima settimana si entra nel vivo, con il voto degli emendamenti. In Aula sono giunte oltre 400 proposte di modifica e tutti i partiti hanno ripresentato gli emendamenti già depositati (ma non votati) in commissione, incluso il Pd, che li aveva ritirati. In più, i tre contraenti dell’accordo, Pd, FI e Ncd, si dividono la presentazione degli emendamenti concordati.

I democratici confidano che ci sia ancora spazio, in Aula, per altre modifiche condivise, come una sulla parità di genere. Ma la segreteria ribadisce che si voteranno solo se c’è il via libera di FI. Intanto, Stefano Bonaccini,membro della segreteria renziana, risponde a muso duro al segretario della Lega Matteo Salvini che criticava la legge: “Se si mostra ostile, non saremo certo noi a spingere per il ‘salva Lega’”.