Legge elettorale, l’11 la decisione della Consulta. Rebus tra i partiti

Pubblicato il 9 Gennaio 2012 10:17 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2012 10:23

ROMA – E’ attesa per l’11 gennaio la sentenza della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti referendari in materia elettorale. La Corte ha già fatto sapere che le ricostruzioni comparse nei giorni scorsi sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali erano “fantasiose illazioni”.

La legge elettorale attualmente in vigore, il famigerato Porcellum, prevede un sistema proporzionale con liste bloccate e premio di maggioranza per la coalizione vincente. Con la sua abrogazione si tornerebbe al Mattarellum, in vigore dal 93 al 2005, prevedeva per il 75% dei seggi alla Camera collegi uninominali e per il 25% il proporzionale. In caso di via libera della Corte Costituzionale, il referendum si svolgerebbe in primavera tra il 15 aprile e il 15 giugno. La Consulta è chiamata a decidere entro l’11 gennaio ma, in caso di no, potrebbe chiedere di cambiare la legge elettorale per i suoi profili incostituzionali.

Da giorni il dibattito anima le dirigenze dei partiti. Pd, Pdl e Udc si dicono d’accordo sulla mozione d’indirizzo, seppur con paletti. Contrari Lega e Italia dei Valori, secondo i quali si tratterebbe di un  “tentativo di boicottare la volontà dei cittadini”. Il governo auspica la comunione d’intenti, ma si tira fuori dal dibattito. Il premier Mario Monti, intervenendo nella trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa ha ribadito: “La decisione spetta al Parlamento”. Prende posizione anche il presidente del Senato, Renato Schifani, che ritiene che la legge elettorale vada cambiata ma dice “no alle preferenze: sarebbe un ritorno alla Prima Repubblica ” con il rischio elevatissimo di infiltrazioni malavitose.

Il quadro, quindi, è tutto in divenire e il rischio è che i buoni rapporti tra i partiti non reggano a lungo. Il risultato dovrà essere una riforma condivisa, a meno di sorprese inaspettate da parte dei giudici costituzionali.