Legge elettorale, passa cinquina delle soglie. Ora voto finale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Marzo 2014 13:57 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2014 8:11
Legge elettorale, la cinquina delle soglie: 37%, 15%, 4,5%, 8%, 12%

Legge elettorale, la cinquina delle soglie: 37%, 15%, 4,5%, 8%, 12%

ROMA –  37%, 15%, 4,5%, 8%, 12%: da questa cinquina di soglie percentuali è uscito l’algoritmo della nuova legge elettorale per la ripartizione dei seggi secondo i voti ottenuti. La Camera ha approvato l’impianto centrale della legge elettorale (315 sì e 237 no) definendo la cinquina di soglie percentuali del meccanismo di voto. Ma il voto finale, quello che dovrà consegnare il testo al Senato, è slittato a mercoledì 12 marzo. Un altro rinvio, insomma.

E’ stabilita al 37% dei voti la soglia di sbarramento per ottenere il premio di maggioranza che viene fissato al 15%. In sostanza, il partito o coalizione che vince con il 37% delle preferenze o più ha diritto a un 15% di premio di maggioranza ottenendo così il 52% dei seggi in Parlamento. E’ stabilito al 4,5% dei voti lo sbarramento per entrare in Parlamento per i partiti che fanno parte di una coalizione, all’8% per quelli che corrono da soli. Le coalizioni che si presentano alle elezioni devono raggiungere almeno il 12% di voti per avere accesso al Parlamento.

Se nessuno dei partiti o coalizioni in gara supera il 37%, si accede al ballottaggio. Mancano all’appello una cinquantina di voti della maggioranza di Renzi che ha promesso una nuova discussione in Senato sulle quote rosa. Bocciato l’emendamento La Russa per la reintroduzione delle preferenze (299 sì alla bocciatura, 264 no).

Niente da fare anche per un emendamento di 40 deputati del Pd che rendevano obbligatorie le primarie per scegliere i candidati. L’emendamento prevedeva la parità di genere nell’organizzazione delle primarie.

Passa l’esenzione dalle firme. I partiti costituiti prima dell’1 gennaio 2014 saranno esenti dalla raccolta delle firme per presentarsi alle elezioni. Lo prevede un emendamento alla legge elettorale di Ignazio La Russa approvato dall’Assemblea di Montecitorio.

Contro la norma ‘ad listam’ ha tuonato il M5S, che ho la definito “l’emendamento salumeria”: per Riccardo Nuti si tratta di un trattamento “di favore inammissibile”. Del beneficio non potranno avvalersi eventuali partiti costituiti dopo il termine previsto.