Legge elettorale, Napolitano chiama opposizioni: M5S e Lega: “Non veniamo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Ottobre 2013 13:27 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2013 13:55
Legge elettorale, Napolitano chiama opposizioni: M5S e Lega: "Non veniamo"

Giorgio Napolitano (Foto Lapresse)

ROMA – “E’ tardi. Noi non veniamo“. I senatori del M5S, invitati al Colle per un confronto sulla legge elettorale, hanno deciso di disertare l’appuntamento. La convocazione era prevista per le 16,30 ma il gruppo stellato declina l’invito snobbando di fatto il tentativo di Giorgio Napolitano di affrettare il tavolo delle riforme. Invito rispedito al mittente anche da parte della Lega Nord che annuncia però la disponibilità ad essere “ricevuti da soli”.

Rispondono positivamente alla chiamata Sel, che nel pomeriggio invierà al Quirinale la senatrice Loredana De Petris, e Fratelli d’Italia, la cui delegazione sarà ricevuta subito dopo. Con la Lega nord si fisserà invece un’altra data.

“Quanto accaduto ieri – ha ribadito il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimo Bitonci – è gravissimo: aver convocato un vertice con la sola maggioranza su un tema parlamentare è sintomo di partigianeria inaccettabile. Inoltre chiediamo al presidente della Repubblica di essere ricevuti in delegazione completa, con il nostro segretario Maroni, e non insieme al resto dell’opposizione con le quali non ci riconosciamo. Abbiamo nostre proposte da rappresentare che sono lontane mille miglia da quelle di Sel o M5s. Come rappresentanti del Nord di cui portiamo avanti le istanze – conclude – saremo dunque ben lieti di salire al Colle ma da soli, e con una convocazione fatta nei tempi e modi dovuti nel rispetto del ruolo di ognuno”.

Tant’è che le opposizioni si sono spaccate a metà, tra chi accetta il confronto, seppur tardivo (FdI e Sel) e chi ostinato porta avanti la linea dura (M5s e Lega), dopo le polemiche mosse non solo dai grillini ma anche dagli altri partiti di opposizione, Lega Fdi e Sel, al vertice tra Napolitano e la maggioranza sulla legge elettorale. Proteste alle quali Napolitano aveva risposto aprendo la porta anche agli altri partiti: nella serata di giovedì infatti dall’ufficio stampa del Quirinale era trapelata la notizia della volontà del Capo dello Stato di ascoltare anche i vari gruppi di opposizione sulla riforma dell’odiato Porcellum.

Ma per il Movimento quella del Colle è “una mossa tardiva: tentano di mettere una pezza quando ormai il guaio è fatto. Se ci fosse stata la volontà di un confronto ampio, Napolitano avrebbe convocato tutti i capigruppo, senza distinzione alcuna. Non si va al Quirinale a cose fatte, a queste condizioni non ci stiamo”, è il ragionamento.

“Secondo l’articolo 87 della Costituzione, il Presidente della Repubblica può inviare messaggi alle Camere, cioè a tutte le forze politiche. Ricevere invece le forze di maggioranza su temi specifici e delicatissimi come la legge elettorale, magari dando indicazioni e suggerimenti nel chiuso delle stanze e poi, solo il giorno dopo, ricordarsi di ricevere i ‘plebei’ delle opposizioni, è perlomeno fortemente irrituale”,  si lamenta la capogruppo dei senatori M5S Paola Taverna. .

Segue anaforico elenco delle ragioni del no all’invito: “Non andremo perché non siamo né in una Monarchia assoluta, né in una Repubblica Presidenziale”,

“Non andremo perché la legge elettorale è questione che va discussa esclusivamente in Parlamento. Da tutte le forze politiche. Senza la prevaricazione delle maggioranze sulle minoranze. Con l’incontro di ieri Napolitano ha avallato la prevaricazione di chi è maggioranza parlamentare sulle opposizioni. Un comportamento tipicamente autoritario. Lo ha fatto, per di più, su una legge fondamentale dello Stato, sulla quale si basa tutto il funzionamento democratico delle Istituzioni della Repubblica”.

Infine, “non andremo perché siamo una Repubblica parlamentare: Giorgio Napolitano deve essere garante della Costituzione Repubblicana e dell’equilibrio democratico. Deve quindi rispetto istituzionale a tutti. In primis, certamente, alla maggiore forza politica d’opposizione nonché alla forza politica più votata alla Camera dei Deputati”.

“E poi basta – avrebbe ripetuto un infuriato Grillo ai suoi – con un Presidente che rappresenta solo chi gli pare, ignorando i 9 milioni di italiani che ci hanno votato”.

I rapporti tra Napolitano e i 5 Stelle, ormai sono sempre più tesi, specie dopo l’annuncio da Trento di Beppe Grillo: “Abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale per presentare la richiesta di impeachment”. Che non è solo una provocazione ma una dichiarazione di guerra a tutti gli effetti, cui faranno seguito vere e proprie offensive alle quali i grillini lavorano alacremente da giorni: da Roma sarebbero già stati spediti dei dossier, diretti a Genova e Milano, con tutte le informazioni per dare seguito alla richiesta di impeachment contro Napolitano.