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Legge elettorale, la rivolta delle deputate: chiedono la parità di genere

Legge elettorale, la rivolta delle deputate: chiedono parità di genere

Laura Boldrini (Foto Lapresse)

ROMA – Rivolta delle deputate contro la legge elettorale per le quote rosa: mentre la maggioranza fatica a trovare un accordo, le deputate unite sotto il segno della parità di genere hanno formato un fronte bipartisan per ottenere l’alternanza uomo-donna nelle liste elettorali e il 50% di donne capolista.

Le donne del Pd starebbero raccogliendo firme trasversali fra i banchi di Montecitorio e in una lettera appello al premier Matteo Renzi, chiedono misure  in favore della parità di genere:

La questione è tutt’altro che marginale, dal momento che si profila sempre più la linea di un aut-aut: se da qui a alle prossime ore, quando arriveranno i tre emendamenti sulle donne in aula, si troverà un’intesa, bene. Altrimenti il governo potrebbe essere costretto a esprimere parere contrario e idem il relatore. A quel punto bisognerà vedere come voteranno i singoli gruppi parlamentari a scrutinio segreto. Ma le parole di Rosi Bindi non lasciano spazio ad interpretazioni: “Se non c’è la parità di genere io non voto l’Italicum”, ha avvertito. “Non solo per quello, ma a maggior ragione in quel caso non lo voterei”.

 Con loro si è schierata pure la presidente della Camera, Laura Boldrini, che si affida ad una nota:

“Che io sia per la completa parità, anche nell’accesso alle cariche pubbliche, è cosa nota. Per questo oggi ho incontrato un gruppo di deputate, appartenenti a diversi gruppi politici, che mi hanno espresso la loro preoccupazione in merito alla rappresentanza femminile nella legge elettorale. Abbiamo due articoli della Costituzione, il 3 (sull’uguaglianza) e il 51 (sulla promozione delle pari opportunità), che ci spingono in questa direzione. E la metà della nostra popolazione è costituita da donne. La nuova legge elettorale deve tenere conto di questo”.

Ad incontrare la presidente della Camera c’erano, tra le altre, le parlamentari Pd Barbara Pollastrini e Roberta Agostini, Dorina Bianchi (Ncd), Titti Di Salvo (Sel), Irene Tinagli (Sc) e Gea Schirò (PI). Assenti quelle di FI e Movimento Cinque Stelle.

La deputata di Sel, Titti di Salvo spiega:

“L’attuale testo dell’Italicum, secondo le simulazioni, provocherebbe un peggioramento della presenza delle donne in Parlamento”.

Dorina Bianchi, membro del Comitato dei nove in Commissione, segnala:

“Gli emendamenti firmati in maniera trasversale per aumentare la rappresentanza di genere sono stati accantonati, ma su di essi dovremo prendere una decisione. Ci sono tra l’altro altri emendamenti non accantonati che riguardano lo stesso problema. Alla presidente della Camera chiediamo un parere su questo”.

Secondo i senatori del Pd, che hanno inviato una nota,

“sarebbe paradossale che misure per un’equa rappresentanza di genere tra gli eletti fossero contenute nelle leggi elettorali delle assemblee elettive a tutti i livelli di governo, tranne che nella normativa più importante, quella per l’elezione della Camera dei Deputati. Tanto più che dalla prossima legislatura essa sarà probabilmente l’unico ramo elettivo del Parlamento. Sarebbe inaccettabile se la nuova legge elettorale penalizzasse le donne, cioè la maggioranza del Paese; una mancanza così grave qualificherebbe la tanto attesa riforma come inadeguata e non europea”.

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