Legittimo impedimento. Pdl vuole approvarlo in una settimana

Pubblicato il 28 Gennaio 2010 15:30 | Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio 2010 16:04

Il Pdl punta all’approvazione la prossima settimana alla Camera del disegno di legge sul legittimo impedimento, in modo che il Senato possa vararlo definitivamente entro febbraio. La conferenza dei capigruppo ha infatti stabilito che l’Aula inizierà martedì prossimo l’esame della proposta di legge.

II testo riguarderà solo il premier e i ministri (come già previsto dal testo unificato approvato in Commissione): non presenterà cioè alcun riferimento ad «altri membri del governo» (e quindi ai sottosegretari) come pure si era a un certo momento pensato. Mentre non si è mai neppure ipotizzato l’allargamento a possibili coimputati «laici» del premier (ad esempio, al figlio, Pier Silvio, o a Fedele Confalonieri nell’ipotesi di un processo Mediatrade), come aveva paventato l’udc Michele Vietti.

Il provvedimento sarà corredato da specifici e precisi riferimenti a disposizioni nazionali ed internazionali e a fonti normative primarie e secondarie. Avrà infine, come già stabilito, la durata al massimo di 18 mesi «in attesa della legge costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del presidente del Consiglio e dei ministri», anche se questa previsione, per una migliore scrittura (drafting) sarà spostata dall’articolo 1 al secondo comma dell’articolo 2 del disegno di legge. Anche se si avvarrà del legittimo impedimento come imputato, il premier però potrà partecipare ai processi in cui è parte lesa.

Questa facoltà sarà introdotta grazie ad un emendamento che verrà presentato lunedì 1 febbraio dal relatore in vista della discussione a Montecitorio, al comma 2 dell’articolo 1 del disegno di legge. In pratica scompariranno tre parole («o parte offesa»), che permetteranno a Berlusconi di presentarsi comunque in udienza se parte lesa, cioè ad esempio querelante in una causa per diffamazione o vittima di un’aggressione (come nel caso di Tartaglia).

Tutto ciò è stato deciso nella riunione con il premier che si è svolta a Palazzo Grazioli ieri pomeriggio (27 gennaio)  con la presenza del ministro Guardasigilli, Angelino Alfano, dell’onorevole Ghedini, dei tre coordinatori (Bondi, Cicchitto, Verdini) e dei rappresentanti dei gruppi di Camera e Senato. La scelta se puntare sull’immunità parlamentare o sul lodo Alfano in versione costituzionale ancora non è stata fatta. Ma molti cominciano a nutrire perplessità sul fatto che il Pd possa alla fine convergere sull’ipotesi di ripristinare l’articolo 68 della Costituzione, viste le difficoltà della linea Bersani-D’Alema.