Letta: “Convenzione per cambiare forma-Stato, se non va mi dimetto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Aprile 2013 16:33 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2013 18:40
Letta: "Convenzione per cambiare forma-Stato, se non va mi dimetto"

Enrico Letta (LaPresse)

ROMA – “Convenzione per cambiare la forma dello Stato, se entro 18 mesi non va mi dimetto”: Enrico Letta nel suo discorso alla Camera indica una scadenza precisa per uno degli obiettivi principali del suo governo, ovvero la riforma della legge elettorale e dell’architettura costituzionale dello Stato.

La “Convenzione” è il nuovo nome, forse scelto per scaramanzia, col quale viene designata quella che in tre fallimentari occasioni (1983-85, 1993-94 e 1997-98) precedenti è stata chiamata la Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali.

Quali sono i compiti della Convenzione? Letta li indica con chiarezza: cambiare il “Porcellum”, la legge Calderoli che regola le elezioni politiche; fine del bicameralismo paritario; abolizione delle province. Tutto con l’auspicata collaborazione delle opposizioni.

Porcellum: “La legge elettorale è legata alla forma di governo, ma dobbiamo qui assumere l’impegno che quella dello scorso febbraio è stata ultima consultazione elettorale con la legge vigente”.

Bicameralismo: “Serve una riforma che avvicini cittadini alle istituzioni con principi di democrazia governante, la possibilità di superare il bicameralismo paritario e evitare ingorghi come quello appena sperimentato”.

Scadenza 18 mesi: “La Convenzione deve avviare i lavori sulla base degli atti di indirizzo del parlamento. L’unico sbocco possibile è il successo. Tra 18 mesi verificherò se il progetto delle riforme si avvia verso un porto sicuro. Se invece si impantana tutto ne trarrò le conseguenze”.

Opposizioni: “Mi appello al senso di responsabilità dei partiti e dei movimenti perché ritengo centrale il ruolo del Parlamento con una continua interlocuzione con le forze politiche che non sostengono il governo e la creazione di luoghi permanenti di co-decisione ai quali parteciperò. L’appello alla responsabilità per trovare un terreno di convergenza è pressante nel compito di riforma delle Istituzioni e per la scrittura delle regole auspico che il fronte si si allarghi perché devono partecipare al processo costituente anche le forze che non sostengono il governo”. “La via è stretta, ma possibile per una riforma anche radicale del sistema” politico-istituzionale attraverso una riscrittura della Costituzione e “sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue decisione sulla base delle proposte formulate dalla Convenzione”.