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Letta a Renzi: Che fai, mi cacci? Ecco il mio programma per restare

Enrico Letta presenta Impegno Italia

Enrico Letta presenta Impegno Italia (foto Ansa)

ROMA – Enrico Letta dopo due giorni di ipotesi e rumores, di incontri e faccia a faccia, su un suo presunto passaggio di testimone a Matteo Renzi, si presenta al Paese come “l’uomo delle istituzioni” e invita tutti ad “assumersi le proprie responsabilità”. Al segretario Pd sembra rievocare quel “Che fai mi cacci?” di finiana memoria. Non lo dice proprio in questi termini, ma il senso è quello:  “A chi vorrebbe venire qui al posto mio” chiede di manifestarsi “apertamente” e di fare “chiarezza, innanzitutto verso il Paese”. E il luogo in cui attenderà queste risposte sarà appunto la Direzione Pd, convocata per domani pomeriggio alle 15.

Salvo poi smorzare i toni in chiusura, con chi gli chiede cosa potrà accadere: “Domani è un altro giorno”, scherza. “E comunque – aggiunge a proposito di un possibile voto – non sono io che presiedo i lavori della direzione…”.

Così dalla sala dei Galeoni di Palazzo Chigi, Enrico Letta, presenta il suo “Impegno Italia”, un patto di coalizione tra i partiti che sostengono l’attuale maggioranza, per restare. Un programma senza scadenza perché “legato al completamento delle riforme”. Seppure il suo, ci tiene a precisarlo, resta un “governo di servizio al Paese”, così come lo è stato fin dal principio.

[Per leggere il Pdf di “Impegno Italia”, clicca qui]

Perché solo ora? “Perché io sono rispettoso delle regole e degli impegni presi- spiega – e il Pd ha chiesto che ci fosse prima l’impegno sulla legge elettorale. Io sono un uomo del Pd“. Perciò auspica, anche qui il riferimento è ai renziani, che il nuovo “patto ci veda tutti impegnati in modo sintonico”

“Le mie prospettive personali non c’entrano niente né sulle cose di adesso né sulle cose che mi si propongono per il futuro”. “Sono sereno, anzi Zen”, dice appioppandosi pure un hashtag #iosonosereno, rifacendosi a quello lanciato in tempi non sospetti da Renzi #enricostaisereno. Proprio a lui Letta manda a dire, senza troppi filtri: “Io chiedo chiarezza e penso che la chiedano i cittadini che vogliono sapere che cosa succede alla luce del sole. Le dimissioni non si danno per dicerie e manovre di palazzo. Ognuno deve pronunciarsi e dire che cosa vuole, specie chi vuole venire al posto mio”.

Ricorda di aver preso in mano il Paese con il segno meno e di averlo riportato al segno più. Gli ultimi dati economici positivi “sono elementi fondamentali per far sì che al più presto grazie a ‘Impegno Italia’ le imprese e i cittadini tocchino con mano questi benefici”. “Oggi – spiega Letta – lo spread è sotto i 200, in una condizione migliore rispetto a quanto era successo ai primi di gennaio perché il tasso di interesse nominale dei titoli di Stato era più alto; oggi è per l’Italia il migliore da 8 anni. Abbiamo recuperato elementi fondamentali. Il debito scende per la prima volta per le privatizzazioni dopo 6 anni, ed il deficit è sotto controllo, sotto il 3%”.

Poi illustra i punti fondamentali del suo programma: “Qui dentro – dice sventolando la bozza – ci sono 6 punti sulla parte dell’attuazione: sei punti che modificano le regole” a partire dai “concerti amministrativi che sono la tomba dell’approvazione delle misure economiche”. Ci sono “30 mld di risorse per il biennio 2014-2015 che consentiranno quelle riduzioni di tasse per le imprese sul costo del lavoro e per il lavoratori”.

La lotta alla disoccupazione e la crescita sono i fari guida della strada che intende tracciare, “l’obiettivo fondamentale di questo patto che io propongo ai partiti, al Parlamento e ai cittadini”.

Questione chiave è dunque il lavoro, uno degli aspetti principali è dato dalle risorse”. “Alla fine – dice facendo vedere il testo – prima della matrice, e credo che questo sia fondamentale, c’è una tabella con le risorse principali, dove trovarle e come destinarle.

E in chiusura un’ultima stoccata a Renzi: “Le regole – dice –  sono che per fare un governo serve una maggioranza parlamentare. Io offro e propongo queste idee e soprattutto propongo un metodo con un basso tasso di protagonismo e un alto tasso di concretezza per fare le cose. Di questo c’è bisogno”. La finale si sposta ora al Nazareno, nella direzione cruciale anticipata a giovedì dal segretario Pd.

 

 

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