Disabile scrive a Napolitano: “Lo Stato mi aiuti a morire”

Pubblicato il 1 Dicembre 2010 2:11 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2010 2:15

”Le istituzioni mi hanno abbandonato”: un disabile di 54 anni affetto da distrofia muscolare ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo che per questa ragione lo Stato lo aiuti a morire. Una lettera-appello che il trevigiano di Casier Annibale Fasan, affetto da distrofia muscolare da quando aveva 13 anni, ha inviato per conoscenza – riporta la Tribuna di Treviso – al sindaco del suo paese Daniela Marzullo, al presidente dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare Alberto Fontana, ai responsabili locali dell’associazione ”Luca Coscioni” e anche a Beppino Englaro, il papa’ di Eluana.

”Le istituzioni mi hanno abbandonato – scrive Fasan – Sono costretto a una battaglia continua per vedere riconosciuti i miei diritti di disabile. Chiedo che lo Stato, attravreso la Usl, mi aiuti nella procedura di una morte dolce: vivere cosi’ non e’ dignitoso”. Fasan, che percepisce la pensione, spiega i motivi che lo hanno spinto a lanciare il suo appello-provocazione: ”Due anni fa ho proposto all’Amministrazione di lasciare al Comune, dopo la mia morte, l’appartamento di mia proprieta’ in cambio di un vitalizio che oggi mi permetta di sostenere una quotidianita’ economicamente dignitosa – sottolinea – ma l’Amministrazione non si e’ degnata di rispondere e, anzi, e’ rimasta assente anche dopo le mie sollecitazioni”.

Nella lettera Fasan elenca poi le entrate che percepisce da vari enti: 737 euro al mese tra pensione e assegno di accompagnamento e 12 mila euro annui per la collaboratrice domestica, piu’ un contributo dell’Usl per la carrozzina, soldi con cui deve far fronte a spese fisse come la il mutuo per la casa, il prestito della Caritas per pagare la casa di riposo dove vive la madre 85enne, vitto e alloggio della badante, le bollette e i costi che la sua malattia comporta. ”Vivere senza le mie capacita’ fisiche e senza introiti economici proporzionati – conclude Fasan – non solo risulta non dignitoso e inconstituzionale, ma soprattutto un’impresa persa in partenza”.