Libera contro M5S per il dossier “mafia a Ostia”

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Settembre 2015 18:38 | Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2015 18:38
Libera contro M5S per il dossier "mafia a Ostia"

Il porto di Ostia

ROMA – Rischia di finire in Tribunale l’idillio tra l’associazione Libera di Don Ciotti e il M5s, un sodalizio che aveva trovato il punto di incontro nel sostegno alla proposta di legge dei 5 Stelle sul reddito di cittadinanza. A causare la rottura è la relazione “Mafia e litorale romano: il caso Ostia” messa a punto dal Movimento e depositata all’Antimafia, presieduta da Rosy Bindi.

Un documento in cui, tra l’altro, si accusa l’associazione di gestire stabilimenti balneari “con assegnazione per affidamento diretto senza bando pubblico” quando, per Statuto, Libera non potrebbe farlo. Un ostacolo che secondo i 5 Stelle sarebbe stato aggirato grazie all’ “affidamento dei servizi della spiaggia libera ex-Amanusa assieme a Uisp solo come portatrice di eventi per divulgare mezzi e strumenti nella lotto contro le mafie”.

Tuttavia, sostiene il M5s, “da quando ha avuto l’affidamento nulla di ciò è mai stato organizzato” e l’ultima iniziativa in tal senso risale al 2011. A Libera, inoltre, viene contestato anche il silenzio sui maxi appalti e sulla gestione degli appalti pubblici nel litorale. Netta la smentita da parte dell’associazione e del suo presidente che parlano di “attacchi strumentali, inesattezze e falsità” da parte di chi intende ostacolare un “cambiamento che dà fastidio a coloro che erano abituati a metodi e prassi diversi”.

Don Ciotti va oltre: “Ben vengano tutte le documentazioni volte a dissipare le ambiguità e rischiarare le zone d’ombra. Ma a patto che siano oneste, serie, disinteressate, né mosse dalla presunzione di avere in tasca quella verità che si dice di cercare. Se mancano queste prerogative etiche, la denuncia diventa diffamazione, calunnia. E’ nostra intenzione – avverte – dimostrare che proprio questo è il caso del dossier in questione, riservandoci di adire a vie legali se chi l’ha redatto non fa pubblica ammenda delle falsità dette e scritte”.