Liberi i pescherecci italiani sequestrati in Libia. Possibile un accordo con Gheddafi sulla pesca

Pubblicato il 14 Giugno 2010 9:07 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2010 9:40

Il porto di Mazara del Vallo

I pescatori siciliani di Mazara del Vallo tirano un sospiro di sollievo. Nel corso del nuovo faccia a faccia con Gheddafi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è riuscito infatti a ottenere la liberazione dei tre motopescherecci italiani sequestrati giovedì scorso dalla Marina libica. Si intravvede finalmente la possibilità di giungere a un accordo con la Libia sulla questione della pesca nei tratti di mare al confine con il paese africano.

Per Berlusconi, dopo tanto agitarsi sullo scenario internazionale come mediatore tra le potenze del mondo, vaso di coccio tra giganteschi otri, è il primo concreto risultato di interesse nazionale, certo più importante per i suoi elettori e per gli italiani in genere della liberazione di un ingegnere svizzero: la Svizzera è un paese con cui notoriamente gli italiani hanno rapporti come lavoratori di basso livello, compratori di cioccolata e evasori fiscali. Finalmente Berlusconi ottiene anche lui qualcosa di importante da Gheddafi dopo le forti concessioni che il presidente del Consiglio ha fatto al leader libico in seguito alla firma dell’Accordo di amicizia e cooperazione.

Gli equipaggi delle tre barche, in tutto 22 persone, sono stati fermati da una vedetta libica e da un pattugliatore nell’area del Golfo della Sirte: erano a 40 miglia dalla costa africana, quindi fuori delle acque territoriali libiche, ma all’“Alibut”, al “Vincenza Giacalone” e al “Mariner 10”, i libici hanno contestato la pesca in acque definite protette dalla Libia. La notizia del sequestro dei motopescherecci è stata data via sms da Alessandro Giacalone, uno degli uomini a bordo del “Vincenza Giacalone”, al fratello Costantino. Nel messaggino, ha scritto: “C’é una motovedetta libica che si avvicina, ci dice di fermare i motori…”. Gli equipaggi delle tre barche bloccate sono stati fatti salire a bordo dei mezzi della marina libica. Altri tre motopescherecci che si trovavano nella zona. il “Pietro Giacalone”, il “Twenty four” e il “Twenty two” sono invece riusciti a sfuggire al sequestro e fare ritorno a Mazara del Vallo.

Già oggi i tre pescherecci potrebbero fare rotta verso la Sicilia: resterebbero da sbrigare soltanto alcune pratiche burocratiche.

Tra gli armatori mazaresi e gli esponenti politici locali sono tanti i commenti positivi. Tutti concordi nel chiedere al Governo nazionale di trovare una soluzione definitiva ai rapporti con la Libia in materia di pesca. Nicola Lisma, assessore alla Pesca della Provincia regionale di Trapani, ha dichiarato: «Esprimo soddisfazione per il rilascio dei tre pescherecci, ma adesso si deve affrontare la questione relativa alla pesca nel Mediterraneo e in particolare nella zona in cui è avvenuto il sequestro da parte dei libici che tradizionalmente è sempre stata utilizzata dai mazaresi. Invito il Governo nazionale ad adoperarsi per prevenire i sequestri dei nostri pescherecci e trovare una soluzione definitiva a questo stato di cose che possa soddisfare sia la nostra marineria sia i libici”. Lisma ha già annunciato che parlerà della questione al tavolo dell’Unità di crisi per la pesca convocato dal ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan (competente anche per la pesca) per lunedì pomeriggio a Roma, al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto produttivo per la Pesca Cosvap di Mazara del Vallo, ha invece affermato: «Sono contento del buon lavoro condotto dalle diplomazie italiana e libica, ora, però, è necessario definire un accordo duraturo che ponga definitivamente fine a questa “guerra del pesce” nel Mediterraneo».