Libero: “Giudici vietano taglio stipendi Camera”. Ma è solo una diffida dell’Osa

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2014 14:20 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2014 14:20
Libero: "I giudici vietano taglio stipendi Camera". Ma è solo una diffida dell'Osa

Libero: “I giudici vietano taglio stipendi Camera”. Ma è solo una diffida dell’Osa

ROMA – Nuova impasse sul taglio agli stipendi di Camera e Senato. Oltre al tetto dei 240mila euro per i dirigenti, la Camera vorrebbe introdurre riduzioni intermedie a tutti i livelli. Ma i sindacati si sono nuovamente opposti con tanto di diffida legale a Laura Boldrini e a tutto l’ufficio di presidenza di Montecitorio, affinché non approvino senza il benestare dei sindacati del personale i tagli degli stipendi. Una dichiarazione di guerra che ha suscitato un po’ troppa allerta, tanto che Franco Bechis sul quotidiano Libero arriva a titolare: “I giudici vietano di tagliare i superstipendi della Camera“, insinuando un fantomatico intervento della Magistratura del Lavoro.

In realtà nessun giudice è intervenuto (ancora) a dirimere l’annosa faccenda: una diffida è una lettera dell’avvocato (non del giudice) con cui si intima alla parte avversa di fare o di astenersi dal fare qualcosa, avvertendolo delle possibili conseguenze giudiziarie. Ma, misunderstanding a parte, da cosa esattamente, l’Ufficio di presidenza viene diffidato? La nuova tappa della guerra tra burocrati e politici riguarderebbe i cosiddetti “tetti intermedi”. Un comunicato dell’Osa, l’organizzazione sindacale autonoma della Camera che minaccia di adire le vie legali, oltre a smentire l’articolo di Libero, informa che i sindacati hanno dato un sostanziale parere favorevole al tetto massimo di 240mila euro per i dirigenti, ma hanno detto no ai tetti intermedi.

In pratica, per la Camera sarebbe inconcepibile che il Segretario Generale passi dai circa 500 ai 240 mila euro annui e il commesso mantenga i suoi 110 mila. Ma per i sindacati le riduzioni a tutti i livelli sarebbero inaccettabili.

Spiega l’Osa:

“Il titolo e la gran parte dell’articolo di Franco Bechis in merito al testo della diffida, all’indennità di funzione che andrebbero a compensare i tagli alle retribuzioni dei dipendenti del Parlamento e alla provvisorietà del contributo di solidarietà sono destituiti di fondamento.

L’Osa, infatti, insieme ad altri sindacati rappresentativi della larga maggioranza dei dipendenti, nonostante i più che fondati dubbi di legittimità e costituzionalità in relazione a norme dell’ordinamento generale che prevedono limiti alle retribuzioni dei soli dipendenti pubblici, con senso di responsabilità, ha dato la propria disponibilità all’applicazione del tetto previsto dal decreto legge n. 66 del 2014, richiamando a riguardo i provvedimenti assunti presso la Presidenza della Repubblica. L’ Osa-Camera, dal canto suo, ha comunicato la propria disponibilità anche all’applicazione sic et simpliciter del tetto previsto dal decreto-legge n. 66 del 2014″.

Risulta pertanto – insiste l’Osa – destituita di fondamento l’affermazione secondo la quale la diffida sarebbe volta ad impedire l’introduzione ‘del tetto massimo di 240 mila euro lordi annui che il Governo di Matteo Renzi ha inserito nella Pubblica Amministrazione’. Oggetto della diffida è l’eventuale adozione unilaterale di tetti intermedi – che non trovano riferimento nell’ordinamento generale e non sono previsti in nessun altro Organo costituzionale o Amministrazione pubblica e su cui questo sindacato non può non esprimere la più ferma opposizione”.

Nulla osta al tetto, quindi, purché fatto tale e quale al Quirinale. E no a ulteriori limiti rispetto a quello di legge

“se non altro perché ciò vorrebbe dire che l’Ufficio di Presidenza si può porre al di sopra dei principi generali dell’ordinamento, in primo luogo di quelli costituzionali”.

La nota poi prosegue, evidenziando altri errori di interpretazione da parte di Bechis:

“Spiace constatare che anche con riferimento alla questione dell‘indennità di funzione il dottor Bechis non sia aggiornato. Infatti, egli fa riferimento ad una bozza di articolato ormai superata, consegnata ai sindacati nei primi giorni di agosto, che prevedeva un innalzamento delle indennità di funzione – comunque limitato alle figure apicali – aspetto su cui peraltro l’organizzazione sindacale scrivente aveva manifestato forte contrarietà. Affermare quindi che i tagli che si prospettano alle retribuzioni dei dipendenti del Parlamento sia compensato da una maggiorazione delle indennità è completamente errato”.

“Parimenti destituita di fondamento – conclude l’Osa – è l’affermazione secondo la quale il contributo di solidarietà sarebbe provvisorio e pertanto ‘si tornerebbe agli attuali livelli retributivi’. Anche in questo caso ciò che è stato scritto è completamente errato. Da ultimo si sottolinea che risulta errato anche il titolo e la parte iniziale dell’articolo con riferimento al fatto che i giudici avrebbero ‘vietato di tagliare i superstipendi della Camera’ e ad un presunto intervento della Magistratura del lavoro”.