Intervento in Libia, Berlusconi ha l’appoggio di Napolitano. Ma la Lega dice no

Pubblicato il 26 Aprile 2011 19:10 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2011 19:14

ROMA – Sulla Libia, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi incassa il no della Lega e il sì del capo di Stato, Giorgio Napolitano. La decisione, annunciata ieri, 25 aprile, di partecipare ai bombardamenti nel paese di Muammar Gheddafi ha da subito spaccato il governo, con il Carroccio che si dice “contrario alla guerra, e soprattutto a quelle che coinvolgono dei poveretti, che poi inevitabilmente si riverseranno nel nostro Paese”, sottolinea Roberto Calderoli, ministro leghista per la Semplificazione che aveva già espresso la sua contrarietà all’escalation in Libia e che ci tiene a esprimere di nuovo il suo pensiero anche dopo la precisazione di Berlusconi che in Libia gli italiani “non bombarderanno, ma lanceranno razzi intelligenti”.

“Avevamo chiesto di aiutarli a casa loro, ma gli aiuti ad una popolazione oppressa non si danno con bombe o missili, a torto, definiti intelligenti, che non distinguono tra buoni e cattivi. La Lega Nord – ha aggiunto Calderoli – non condivide la nuova evoluzione della nostra partecipazione alla missione libica, che porterà a nuovi rilevanti oneri e, conseguentemente, ad un aumento delle tasse o delle accise sulla benzina, rincari che andranno a colpire i tanti cittadini che non condividono questa guerra. La gente ha altri problemi: i Paesi che vogliono le guerre se le facciano da soli. Questa è la posizione che porteremo con Umberto Bossi al prossimo Consiglio dei Ministri”. Nonostante questi distinguo, Berlusconi liquida la questione malumori leghisti con un “tutto a posto”.

Certo, poi, oggi il presidente del Consiglio ha incassato l’appoggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Intervenendo all’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche Partigiane e d’Arma, il capo dello Stato ha spiegato che “l’ulteriore impegno costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo”.

Nel suo intervento, il presidente della Repubblica torna a invitare l’Ue a non essere “miope e meschina” sul tema dell’immigrazione. Poi fa riferimento al “piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della Nato” in Libia e spiega che l’Italia non può restare indifferente “al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti” come quelli nel mondo arabo “caratterizzati da una profonda carica liberatoria. Non potevamo restare indifferenti – è la convinzione del capo dello Stato – alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia”.

Per chiarire la posizione del governo italiano sulla Libia i ministri degli Esteri e della Difesa Franco Frattini e Ignazio La Russa riferiranno alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta mercoledì prossimo, 27 aprile, alle ore 14.

Netta la posizione dell’Idv: “Bombardare una nazione – dice il leader dell‘Idv Antonio Di Pietro in una nota – non ci pare possa essere considerato uno sviluppo né naturale né costituzionalmente corretto. Né può valere l’ipocrita giustificazione che tutto ciò sarebbe già stato autorizzato dalle Nazioni Unite e dal Parlamento italiano”.

“Berlusconi venga in Parlamento e certifichi che non esiste più una maggioranza non solo in politica estera e apra la crisi politica, chiede il portavoce Leoluca Orlando. Non si può bombardare la Libia senza un passaggio parlamentare, come afferma il fattorino Frattini, perché sarebbe un golpe contro la stessa Costituzione italiana”.

Anche nel Pdl, e persino all’interno dell’esecutivo, sono in molti a esprimere perplessità in merito ai bombardamenti italiani in Libia, dopo le polemiche sollevate dalla Lega. “L’intervento è completamente sbagliato, i presupposti sono e restano del tutto infondati. Secondo questa logica assurda avremmo più motivi per bombardare la Siria dove Assad massacra i manifestanti e rappresenta una parte di popolazione molto inferiore a Gheddafi” ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, in una intervista a La Stampa. E a confermare che sui bombardamenti non solo la maggioranza ma anche il Pdl è diviso è il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, che parla di “riserve” all’interno del partito del Cavaliere. “A me piace più l’Italia che manda gli aiuti umanitari a Bengasi piuttosto che l’Italia che bombarda” ha detto.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini spiega che sui bombardamenti non occorre alcun voto del Parlamento. “Abbiamo avuto un mandato pieno ad applicare la risoluzione 1973 dell’Onu, che autorizza a fare tutto quello che è necessario per proteggere la popolazione libica. La risoluzione è chiarissima, ed è in quell’ambito che continuiamo ad operare: non occorre alcun voto. Il ministro Ignazio La Russa ed io abbiamo preso l’impegno a riferire sulla missione, ed è quello che faremo davanti alle Commissioni Esteri e Difesa”.