Licei chiusi (fino 11 gennaio?), ristoranti aperti. Conte, niente meno, chiude allo sci (finora)

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 Novembre 2020 10:09 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2020 10:09
Natale e Covid. Politici sciatori grande slalom: viva le piste, abbasso lo shopping

Politici sciatori grande slalom: viva le piste, abbasso lo shopping (Foto d’archivio Ansa)

Licei chiusi, ristoranti aperti: erano le prime quattro parole della cronaca riassuntiva del Corriere della Sera sul Natale che viene.

Quattro parole che dicono tutta la verità, niente altro che la verità, solo la verità sulla più grave e profonda povertà dell’Italia contemporanea.

SCUOLA PER NOI NON VALE NULLA IN TASCA

Povero, poverissimo e senza quasi speranza di uscire dalla povertà, è il paese, la comunità per i quali la formazione scolastica di una generazione vale meno del fatturato delle pizzerie o dell’industria aperitivo e indotto. L’Italia è stata la prima a chiudere le scuole e l’unica sul pianeta a tenerle sempre chiuse. E ora a tenerle chiuse ancora mentre tutti gli altri paesi tentano ad ogni costo di tenerle aperte.

Ma non è questa la povertà che c’è, caso mai questa è quella che verrà. La povertà profonda che già c’è è quella per cui durante i mesi in cui tranquillamente e senza grandi scossoni e problemi l’Italia teneva chiuse le sue scuole, grande era il dibattito, lo scontro, la riflessione, l’angoscia, il cruccio per le sorti e bilanci di bar e ristoranti e centri commerciali e…qualunque cosa che non fosse la scuola.

LA SCUOLA? IN FONDO NON SI MANGIA

La scuola? In fondo non si mangia, un po’ come la cultura e i libri. Questa la cultura, per così dire subliminale, di una intera comunità. Di cui, nel caso in specie, partiti politici di maggioranza e di opposizione e governo più o meno tutto e sindacati e associazioni di categoria e l’intero corpus di “corpi intermedi” (comunicazione compresa) sono risultati in concordanza e connessione con pubblica opinione.

La scuola? Non si mangia. Non ha una lobby di pressione per restare aperta. Non ci sono per la scuola proteste di piazza se è chiusa. Scuola chiusa non alimenta negazionismi o riduzionismi di opportunità/necessità. Scuola chiusa stipendio corre per chi ci lavora e a fine anno arriverà pezzo di carta per gli alunni. Unico problema: i piccoli che se restano a casa tengono a casa almeno un genitore e complicano la vita delle famiglie. Scuola chiusa è il danno minore, siamo più o meno gli unici a pensarlo ed è questa la nostra profonda povertà, la nostra miseria.

QUANTO VALGONO DUE ANNI SCOLASTICI FINTI?

Quanto valgono in soldi, soldoni, due anni scolastici finti, simulati? La nostra profonda miseria sta nella risposta, anzi nel non porsi nemmeno la domanda. Siamo pieni di valutazioni angosciate di quanto fatturato sia stato perduto e sarà perduto da bar, ristoranti, hotel, palestre…E da tutte (anche se non proprio da tutte e non tutte nella stessa entità) le articolazioni del lavoro autonomo. Pieni, colmi di comprensibile ascolto per centinaia di migliaia di aziende dei servizi al pubblico e per milioni di gente che da lì trae il proprio reddito. E impegnati, giustamente, a pensare per loro “ristori” nei limiti del possibile, anche oltre il possibile ad essere sinceri. Tasse rinviate, alcune cancellate. Crediti di imposta. Ristori a fondo perduto. Garanzia pubblica sui debiti contratti.  Forse male e tardi, non certo poco. E, soprattutto, sempre ampia e condivisa l’ansia di riaprire. Per bar e ristoranti e simili, non per la scuola.

E’ l’effetto visibile, la risultante logica di quanto la comunità valuti, per così dire prezzi due anni di formazione scolastica. Poco, pochissimo, tendente al nulla è la valutazione se si chiede alla nostra comunità di valutarla in termini  economici, socio economici. Si arriva, si osserva il grottesco di una comunità che comincia, per via di mobilitazione categoria psicologi, a discutere un po’ sui danni psicologici delle non scuola. Quelli socio economici? La comunità non li vede, ed è questa la sua profonda povertà. D’altra parte è una povertà non di oggi, non da oggi la comunità tutta chiede alla scuola di pagare stipendi, mandare in cattedra, dare promozioni e diplomi di fatto garantiti e di non farla troppo difficile. Sono decenni che sguazziamo in questa povertà. Il ritenere senza danno reale due anni scolastici finti è figlio di questa miseria culturale.

INCRUDELIRE SU UNA GENERAZIONE

Incrudelire su una generazione, quella dei figli e nipoti. Con scioltezza si dispone di amputare la loro formazione scolastica di due anni. Nello stesso momento in cui si carica sulle loro spalle per i prossimi decenni il peso del debito che si sta contraendo. Quando si dice finanziato a debito cosa si pensa voglia dire? Che non si paga mai e poi mai? No, quello che oggi si spende a debito per ristoranti o Cassa Integrazione o ristori vari o tasse non riscosse dovrà essere pagato da uno sviluppo economico e da una produzione di ricchezza futura nei prossimi decenni. Per aiutare figli e nipoti in questo compito con scioltezza gli si amputano due anni di formazione scolastica. E’ l’errore più grande e più condiviso dell’Italia sotto Covid.

E CONTE E LO SCI

Di questa miseria profonda sono tutti partecipi. Fa pena, la pena che si prova di fronte ad una povertà miserabile, la visione della stampa che oggi annuncia, niente meno, che Conte chiude allo sci. Capito? Allo sci. Conte chiude allo sci, alla vacanza in montagna per Natale…A parte che bisognerebbe aggiungere un prudente: finora. Sorvolando sulla friabilità della notizia, è qui dove batte il cuore del paese e dell’informazione? Si potrà sciare? E’ qui, già in questa domanda, la miseria di una collettività.

SCUOLA? 11 GENNAIO, FORSE E CON COMODO. SE PRIMA RISTORANTI E SCIATE NON L’AVRANNO RISPRANGATA

Scuola, quando riapre? Dopo Natale, Capodanno e la Befana e guardando il calendario lunedì 11 gennaio. Con comodo, che fretta c’è? Prima i bar e i ristiranti e i fregali e magari i viaggi e magari le cene e magari la palestra e magari una sciata a numero fintamente contingentato. Poi, con comodo e forse, la scuola. Forse, solo forse. Perché prima il soddisfacimento di altri primari diritti e bisogni secondo collettività tutta potrebbe aver creato le condizioni pe risprangarla la scuola: terza ondata contagi proprio a gennaio, guarda caso.

E’ una scelta che abbiamo già fatto questa estate: posti di fronte all’alternativa tra aperitivo libero (e discoteca pure) e scuole aperte abbiamo d’istinti e cultura scelto aperitivo. La prima volta il tenuissimo alibi del non lo sapevamo, non credevamo…La seconda volta, cioè qui e oggi, sappiamo. E quindi sarà, già è, una scelta consapevole: Natale o scuola, quale dei due chiuso? Scuola è la scelta. E c’è coerenza nel preferire: questa estate abbiamo preferito quelli che dicevano Covid era malattia morta. Diecimila morti umani dopo diamo ancora loro rispettosamente parola. Non si suicidano così anche i popoli?