Liste europee da turarsi il naso

Pubblicato il 29 aprile 2009 14:46 | Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2009 17:33

Stanno per essere completate le liste dei candidati alle elezioni europee, si vota il 6 e 7 giugno e al 30 aprile le candidature saranno definitive e ufficiali. Come sempre accade in Italia, il voto per il Parlamento europeo sarà vissuto e letto come un voto soprattutto “interno”. Berlusconi si aspetta molto da questa consultazione che vede per la prima volta il Pdl unito (Forza Italia e An più altri undici piccoli partiti). Molto vuol dire una percentuale significativamente sopra il 40 per cento. Il Pd di Franceschini deve resistere a quota 25 per cento, pena ulteriore sfaldamento. La Lega sogna, anche se non lo dice, di sfiorare il 10 per cento e Di Pietro vuole raddoppiare il 4 circa per cento delle politiche. Quattro per cento che rappresenta lo “sbarramento”, al di sotto del quale non si hanno deputati. Quattro per cento obiettivo delle due liste di sinistra, una comunista composta da Rifondazione di Ferrero e Pdci di Diliberto, l’altra, chiamata Sinistra e Libertà, che unisce vari spezzoni della diaspora appunto di sinistra. Ovviamente non tutti raggiungeranno l’obiettivo politico e numerico che si sono prefissati.

Per antica consuetudine gli mitaliani votano più la lista, insomma il partito che i candidati. Abitudine cui le liste in via di fattura invitano a non rinunciare. Le candidature infatti, per dirla ancora una volta con Montanelli, sembrano fatte apposta per votarle “turandosi” il naso. A sinistra abbondano i nomi, umanamente rispettabili ma politicamente obsoleti: Lidia Menapace, Margherita Hack, Luigi Berlinguer… Al centro l’attrazione proposta è il “re di Ballando con le stelle”, Filiberto di Savoia. Il Pdl ripropone Mastella e schiera “le ragazze di Silvio”: Barbara Matera, ex annunciatrice Rai, Lara Comi, ex coordinatore regionale dei giovani di Forza Italia in Lombardia, e Licia Ronzulli, fisioterapista in una clinica e la prima dei non eletti alle scorse politiche, quando si candidò nelle Marche.

L’altra sera in tv il politologo Giovanni Sartori giudicava queste scelte come deprimenti. Ma forse il politologo non comprende fino in fondo la realtà italiana. Forse la libertà che i partiti hanno di proporre candidature burocratiche o imbarazzanti senza pagare conseguenze in termini di voto e senza nessuna reazione di rigetto da parte dell’elettorato, meglio si spiega con le parole di Antonella Clerici. Forte dei suoi sei milioni di ascoltatori, la Clerici parlava di tv: “E’ lo specchio della realtà sociale, nelle nostre città imperano volgarità e arroganza. Chi vive così pretende di vedere e sentire in tv le stesse cose”. Basta aggiungere al “vedere e sentire” anche il verbo votare e si spiegano le candidature da turarsi il naso.