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A Livorno nessuno vuole fare sindaco. Pd cerca candidati: “Troppo pochi 4mila€”

A Livorno nessuno vuole fare sindaco. Pd cerca candidati: "Troppo pochi 4mila€"

Il comune di Livorno

LIVORNO – A Livorno, la poltrona di sindaco non fa più gola a nessuno. Il Pd, partito di maggioranza, viaggia dimesso e sconsolato verso le prossime elezioni amministrative, avendo già collezionato ben sei rinunce e ritiri. Tanto che probabilmente non si faranno più neppure le primarie: l’unico rimasto in lizza è Marco Ruggeri, 39 anni, impiegato Eni e capogruppo in regione.

Il primo a declinare l’invito è stato l’avvocato Giuseppe Angella, già amministratore delegato del Tirreno e manager del gruppo l’Espresso. Poi ha detto di no pure il professor Emanuele Rossi, giurista di fama internazionale e docente alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Dopo una settimana di tentennamenti si è sfilato Paolo Dario, professore di robotica alla Scuola Sant’Anna e visiting professor in numerose università straniere.

Niente da fare quella poltrona, già ampiamente collaudata da eminenti intellettuali come Furio Diaz e Nicola Badaloni, non attira più neppure i politici di lungo corso. Così è stato per Gianfranco Simoncini, ex sindaco di Rosignano Marittimo che arrivato al dunque ha preferito ritirarsi e restarsene nella sua Firenze.

Troppo tiepida poi l’accoglienza riservata all’ex grillina col pedigree, Nicoletta Batini, che ha perciò preferito tenersi stretto un posto invidiabile al Fondo Monetario Internazionale. Nessuna candidatura neppure per Luca Bussotti, ricercatore ed ex assessore.

L’unico a mostrare un certo entusiasmo è stato appunto Ruggeri, livornese doc ma con una pecca: non è renziano. Alle primarie ha votato Cuperlo, ma si è pentito, dicono i suoi compagni di partito. In realtà, si mormora, anche lui ne avrebbe fatto volentieri a meno ma pare abbia accettato di correre per la carica di sindaco per amore della sua città e dovere istituzionale.

Il perché di tanta fuga è presto detto: oltre alla crisi, che ha reso le cose difficilissime in città, c’è una ragione economica. Quattromila euro al mese, per un professionista affermato, sarebbero troppo pochi per scegliere di sobbarcarsi un simile carico di lavoro e preoccupazioni.

Persino l’attuale sindaco Pd, Alessandro Cosimi, non ne può più e non vede l’ora di mollare la presa. Tanto che, travolto dagli eventi alcuni giorni fa, si sarebbe sfogato:  “Il mestiere di sindaco è un mestiere di m…”. Minacciando le dimissioni poi rientrate, mentre un gruppo di occupanti delle case popolari e di alcune strutture dell’Asl davano l’assalto al municipio.

Insomma, se questo è il prezzo, monetario e spirituale, da pagare a Livorno non si mettono certo a far la fila per diventare sindaco.

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