Lockdown, il ministro De Micheli a DiMartedì: gaffe su stato di polizia e fidanzata…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2020 10:49 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2020 10:49
Lockdown, il ministro De Micheli a DiMartedì: "Non siamo uno stato di polizia..."

Lockdown, il ministro De Micheli a DiMartedì: “Non siamo uno stato di polizia…”

Ospite a DiMartedì c’è il ministro dei Trasporti Paola De Micheli che parla di lockdown, assembramenti sui mezzi pubblici e tanto altro.

“Non siamo uno Stato di polizia“, dice Paola De Micheli quando si parla di lockdown e controlli più rigidi. Eppure stato di polizia c’era in primavera. E infatti in studio glielo fanno notare. “L’assembramento era sui marciapiedi che avreste dovuto controllare voi, non gli esercenti dei locali o delle palestre”, le fa notare il direttore di Libero Senaldi. E qui la De Micheli appunto dice: “Noi non siamo uno Stato di polizia, a trascinare le persone sui marciapiedi con i manganelli“.

“Beh, ma i manganelli lo dice lei…”, commenta ancora un Senaldi visibilmente sbalordito che poi le fa notare: “Beh ma lo eravamo, a marzo aprile, lo eravamo. E lo siamo anche ora con il coprifuoco, dopo le 23 mi fermano”. “Beh deve avere una necessità, se deve andare dalla fidanzata può uscire…“, è la risposta della De Micheli. “Un’autocertificazione con la fidanzata difficilmente la farebbero passare”, ironizza il conduttore Giovanni Floris.

Il ministro e i bus turistici

“Di bus turistici le Regioni ne hanno presi 2.000. Abbiamo dato 300 milioni alle Regioni come da loro richiesta per poter integrare su gomma. Ma i bus turistici non possono entrare nei centri storici, e non per i divieti, ma perché sono troppo grandi, non riescono a fare manovra”. Ha detto De Micheli parlando della situazione del trasporto pubblico locale di fronte all’emergenza Covid.

“Noi dobbiamo trasportare 22 milioni di persone che vanno a lavorare e vanno a scuola, questo è il dato al 14 settembre, prima erano 30 milioni. Se ci si contagiasse sul trasporto pubblico locale, avremmo qualche milione di contagiati perché le spostiamo tutti i giorni”.

“I trasporti finalizzati al lavoro sono diversi dalle occasioni di socialità che si generano fuori da un bar o ristoranti. Credo che la chiusura dei ristoranti o l’alternanza con la didattica a distanza non abbia niente di punitivo “, ha detto ancora il ministro, sottolineando che “non si possono chiudere i trasporti, perché le persone che prendono il tpl hanno bisogno di muoversi, per esigenze di natura primaria. Quindi cosa si fa? Si mitiga il rischio sul trasporti”. (Fonte DiMartedì).