Lory Del Santo al coinquilino Scajola: “Se mi regalano 300mila euro io gliela do, e tu…?”

Pubblicato il 6 Maggio 2010 17:15 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2010 21:34

Lory Del Santo, genuina e innocente come ai tempi delle sue foto più ardite e della sua storia con Adnan Khashoggi, ha fatto l’ultimo prezzo all’ex ministro Claudio Scajola.

Lo ha fatto senza voler offenderlo, anzi, per difenderlo: ricordava come Scajola, quando diventò condomino del palazzo romano davanti al Colosseo dove anche la Del Santo abita, la omaggiò di una pianta di orchidee.

Lory del Santo

Il luogo dello scambio di affettuosi ricordi tra condomini era la trasmissione “Il fatto del giorno”, condotta su Rai 2 da Monica Setta, molto brava nel governare la discussione tra rappresentanti di vari schieramenti sul tema che appassiona maggiormente i giornali in questi giorni: le dimissioni di Scajola da ministro per avere comprato l’appartamento di Roma  con il contributo di un pagatore anonimo, forse Diego Anemone, il costruttore finito in carcere per gli appalti di favore della Protezione civile.

Alla domanda provocatoria di Vittorio Sgarbi, presente in studio: “Se uno ti regala un gioiello da 300 mila euro, tu gliela dai?”, la Del Santo, bella e smagliante nei suoi 52 anni di lunga esperienza ha risposto: “Se accetto un regalo così importante, è naturale che mi senta obbligata a corrispondere fisicamente” e ha aggiunto: “Molte donne non lo fanno e questo frena la generosità degli uomini”. Ecco spiegata con chiarezza la “cultura di mercato” che si pratica tra gente di mondo e di potere.

La domanda implicita su Scajola riguardava l’obbligo che un ministro assume quando accetta un dono della misura (900mila euro nel caso della casa) attribuita ad Anemone da un fornitore della pubblica amministrazione. Può non esserci stata una corresponsione immediata, ma l’obbligo era stato silenziosamente accettato. Nessuno dà niente per niente e prima o poi il conto arriva. Può non essere un fatto di rilevanza penale, ma dal punto di vista politico la frittata è stata fatta e ha avuto ragione Silvio Berlusconi a accettare prontamente, se non favorire addirittura, le dimissioni di Scajola.

La trasmissione di giovedì pomeriggio della Setta era complicata dal fatto che giornali e forze politiche vicine a Scajola, dopo avere scaricato l’infelice ministro (a cominciare dal giornale e dalla tv di proprietà dei Berlusconi), hanno poi mescolato le carte rievocando uno scandalo di 15 anni fa, chiamato Affittopoli in memoria della dolorosamente nota vicenda di Tangentopoli, lo scandalo che travolse Democrazia cristiana e Partito socialista, segnò la fine di un pezzo della classe dirigente che aveva accompagnato l’Italia al benessere, venne applaudita da una parte degli italiani che ebbero in premio il tutt’ora vigente ventennio berlusconiano.

Affittopoli non ha nulla a che vedere con lo scandalo della Protezione civile: riguarda numerosi politici che ottennero in affitto, nell’era dell’equo canone, appartamenti di enti pubblici, soprattutto previdenziali. A Roma gli appartamenti di enti pubblici, previdenziali, religiosi, sono migliaia e migliaia e vincerebbe una facile scommessa chi scommettesse che una buona parte di quelle case sia stata assegnata in modo non trasparentissimo. Le vie del Signore sono infinite, e i trucchi per trovare scorciatoie nelle graduatorie ancora di più. Alcuni percorsi sono anche leciti, come nel caso in cui il vecchio inquilino lasci a condizione che il nuovo sia il signor Tal dei Tali: questo, negli anni in cui le differenze tra prezzi di mercato delle case e affitto a equo canone delle stesse era rilevante, ha anche favorito un fiorente mercato delle buonuscite.

Non c’è molto da gridare se un politico, senza pagare la buonuscita ovviamente, ottiene di scalare una graduatoria in una cordata di parenti e amici di questo o quel funzionario o segretaria. A Roma sono in pochi quelli che non possono vantare una qualche connessione ministeriale, fosse pure nel rango dei fattorini.

La compagnia è nutrita, accomuna destra e sinistra, anche se ovviamente i giornali preferiscono fare i nomi di parte avversa. La cosa può dare fastidio, può suscitare gelosie, specialmente in chi in passato ha vanamente fatto domanda di assegnazione di un alloggio appartenente al proprio ente previdenziale. Ma non ha nulla a che vedere con chi parte del prezzo l’ha pagata con assegni circolari di misteriosa provenienza, riconducibili a un imprenditore interessato quanto meno… a futura memoria. Farsi pagare una casa non è accettare un “favore di casta”, somiglia tanto ad una “tangente immobiliare”.

Si fa tanto scandalo per un affitto a equo canone: nessuno si prende la briga di guardare la proprietà di case e barche, contiguità quanto meno discutibili che sono emerse in passato, nel corso di inchieste ormai chiuse da magistrati non così decisi a scoprire la verità come gli investigatori sulla Protezione civile.

Si fa tanto scandalo per affitti e puttane, mentre nessuno parla di come è amministrato il Paese, di dove ci porterà non la scelta nucleare ma la scelta di questo nucleare, del perché Berlusconi sia così amico di Putin, mentre ormai nessuno parla più della demenziale scelta di trattare eventi programmabili anni prima, come le celebrazioni dell’Unità d’Italia come se fosse una emergenza da catastrofe naturale e Guido Bertolaso è tornato a pontificare su tutto, inclusa la prossima eruzione del Vesuvio, peraltro lanciando allarmi senza soluzioni, solo per fare titolo sui giornali.

L’Italia sembra un grande talk-show, dove tutti strillano dicendo la loro e nessuno ascolta. Così i partiti dicono una cosa, i giornali un’altra. E gli italiani? A noi poveretti nessuno dà retta, tutti ci attribuiscono pensieri e opinioni che non ci appartengono, proviamo a farglielo capire quando ci sono delle elezioni, andando sempre meno numerosi a votare.

Ma il giorno dopo tutti dicono di avere vinto e soprattutto, ed è il peggio, se ne convincono, come Berlusconi e Bersani. Infatti l’unico che ha vinto, Bossi, non ha bisogno di cantare vittoria.

Noi italiani intanto continuiamo a pensare con la nostra testa, anche se i giornali li chiuderanno tutti e l’informazione sarà solo un mega blog governativo. Fu così quando il fascismo proibì la cronaca, è così oggi, quando la stampa è libera solo di attaccare gli avversari, che è già qualcosa e meglio di niente, ma alla gente non importa nulla.

Monica Setta ha fatto intervistare un po’ di gente comune nelle strade di Roma sui privilegi dei politici ed è stata una sorpresa: nessuno ha parlato di case, anche perché, statisticamente, la maggioranza di noi è oltre l’affitto: metà ne sono proprietari e, a Roma, una buona porzione gode dei benefici di cui sopra.

Tutti hanno parlato delle pensioni dei parlamentari, ricche e ottenute dopo pochi anni di servizio. Vero che i parlamentari sono tra i pochi precari d’Italia, vero che se uno non lo fate stare un po’ bene, perché dovrebbe passare il suo tempo a occuparsi di voi. Ma la pensione dei parlamentari proprio non va giù agli italiani.

Di questi tempi è difficile non essere d’accordo, ma la pensione è un tema troppo prosaico per i giornali. Mentre i politici un po’ di coda di paglia sembrano averla. Almeno in tv…