Luigi Di Maio, gaffe nella lettera a Le Monde: “Francia democrazia millenaria”. Rivoluzione 230 anni fa…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 febbraio 2019 15:11 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2019 9:02

Luigi Di Maio, gaffe nella lettera a Le Monde: “Francia democrazia millenaria”. Rivoluzione 230 anni fa…

ROMA – Luigi Di Maio si è reso protagonista di una nuova gaffe, stavolta nella lettera inviata al quotidiano francese Le Monde. Il vicepremier e leader M5s ha definito la Francia una “democrazia millenaria”, peccato che la rivoluzione sia avvenuta solo 230 anni fa. La tensione tra Francia e Italia è sempre più forte. Dopo che Di Maio ha incontrato uno dei rappresentanti dei gilet gialli, che hanno replicato invitandolo a farsi “i fatti dell’Italia”, ottenendo il richiamo dell’ambasciatore del governo francese da Roma.

Nella lettera inviata da Di Maio si legge: “Noi guardiamo al vostro popolo come a un punto di riferimento e non un nemico, e le divergenze politiche e di visione fra il governo francese e italiano non devono ricadere sul rapporto di amicizia storico che unisce i nostri due popoli e i nostri due Stati. Per questo motivo, come rappresentante del governo del mio Paese, ribadisco la volontà di collaborazione del nostro esecutivo sulle questioni che ci stanno più a cuore”.

Il leader M5s prosegue: “Dopo il richiamo da parte del governo francese del suo ambasciatore la prima cosa che vorrei ripetere con forza è che l’Italia e il governo italiano considerano la Francia come un paese amico e il suo popolo, con la sua tradizione democratica millenaria, come un punto di riferimento a livello mondiale, nelle conquiste dei diritti civili e sociali. Come ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle politiche sociali ho sempre guardato alla Francia e al suo sistema di Stato-provvidenza come alla ‘stella polare’ dei diritti sociali europei. Non sono stupito che il popolo francese mostri segni considerevoli di malessere di fronte allo smantellamento di alcuni di questi diritti. E questo non riguarda soltanto il governo attuale”.

Di Maio ricorda la sua “visita all’Assemblea nazionale francese nel 2016” mentre “cominciavano le grandi manifestazioni popolari contro la riforma del diritto del lavoro voluta da Francois Hollande”, e nota come “queste ricette ultraliberali dei partiti di destra e di sinistra” abbiano “reso precaria la vita dei cittadini e ne abbiano fortemente ridotto il potere d’acquisto”: “Ero stato molto colpito  dal fatto di trovare, fra le rivendicazioni del manifesto dei ‘gilet gialli’, temi che ormai superano la destra e la sinistra e che mettono al centro il cittadino e i suoi bisogni, in un atteggiamento post-ideologico”.

E aggiunge: “E’ per questo motivo che ho voluto incontrare dei rappresentanti dei ‘gilet gialli’ e della lista Ric (Ralliement d’Initiative Citoyenne), perché non credo che il futuro della politica europea sia nei partiti di destra o di sinistra, o in questi partiti che si dicono ‘nuovi’ ma sono in realtà il frutto di una tradizione o di una storia familiare. In Italia  guardiamo con grande attenzione e rispetto quello che succede in Francia. E tutti i giorni, come governo italiano, cerchiamo di prendere iniziative destinate a ristabilire i diritti dei cittadini, invertendo la rotta rispetto al passato, a quel tempo in cui l’azione politica aveva come solo obiettivo di togliere diritti e possibilità economiche ai più poveri per regalare tutto ai potentati economici. Questo perché vogliamo che la qualità della vita sia migliore per i cittadini”.

Alla lettera di Di Maio, Le Monde risponde nel suo editoriale “Le contraddizioni di Luigi Di Maio” parla di “crisi senza precedenti tra Francia e Italia” spiegando che “il capo del M5S tenta di giustificarsi in una lettera a Le Monde ma non cede nulla sulle sue posizioni”: “Sullo sfondo di relazioni bilaterali degradate è la goccia d’acqua che ha fatto traboccare il vaso, si sarebbe tentati di dire. Ma la visita alla chetichella del vice primo ministro italiano Luigi Di Maio, in Francia, martedì 5 febbraio, e la pubblicità che ha accordato al suo incontro con i gilet gialli ne fanno ben più di una goccia d’acqua. Una linea rossa politica e diplomatica è stata oltrepassata. Questa linea rossa è quella dell’ingerenza attiva nella politica interna di un paese”.

Le Monde ricorda le polemiche del governo francese con quello di Roma, ma sottolinea che “il viaggio di Di Maio, che è anche il capo del M5S, a Montargis, senza che le autorità francesi né la sua stessa ambasciata a Parigi ne fossero avvertite, si situa ad un altro livello. E’ immaginabile il primo ministro francese, Edouard Philippe, o il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, che vanno ad incontrare dei brigatisti a Perugia senza informare le autorità italiane per poi vantarsi su Facebook?. Persino all’epoca della guerra fredda, quando i dirigenti occidentali incontravano dei dissidenti, a margine di visite ufficiali nei paesi comunisti, lo facevano apertamente e, in generale, nel recinto della propria ambasciata”.

Per il quotidiano, il capo del M5S “è caduto nella trappola delle proprie contraddizioni”: quelle della “sua coalizione governativa, indebolita dalla sua rivalità con il capo della Lega, Matteo Salvini” e quelle “di metodo”: “è più facile infrangere le regole quando si è capi di un movimento che quando si è membri di un governo nell’UE. La scappata transalpina di Luigi Di Maio avrebbe potuto essere un diversivo al recente annuncio della recessione dell’economia italiana. Gli si è ritorta contro