Luigi Di Maio, il New York Times: “Cinque anni fa viveva in famiglia, ora potrebbe essere premier”

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 marzo 2018 12:39 | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2018 12:39
Il New York Times dedica un articolo a Luigi Di Maio

Luigi Di Maio (Foto Ansa)

ROMA – “Luigi Di Maio fino a cinque anni fa viveva in famiglia, e adesso potrebbe diventare il nuovo presidente del Consiglio italiano”. Il New York Times dedica un lungo reportage al leader del Movimento 5 stelle dalla sua città natale, Pomigliano d’Arco (Napoli), dove Di Maio è stato accolto trionfalmente dopo il successo alle elezioni del 4 marzo.

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“Migliaia di sostenitori adoranti hanno cantato ‘Pres-i-dente’ e ‘Lu-i-gi’ e hanno offerto al loro ragazzo un mazzo di fiori gialli. Ma nessuno era più entusiasta della madre, Paola Esposito, che si è detta orgogliosa ed ha aggiunto: ‘E pensare che viveva a casa fino a cinque anni fa’. Mentre ora il signor Di Maio, 31 anni, che ha lasciato l’università ed ha fatto lo steward allo stadio, potrebbe essere il primo in lizza per la premiership”, scrive il quotidiano americano. 

Il Nyt sottolinea che la sua “improbabile ascesa è una misura della turbolenza politica dell’Italia, e riflette anche il ‘largo ai giovani’ promosso da M5S, ma che secondo i critici rappresenta uno dei suoi difetti più evidenti, ossia una mancanza di esperienza nel mondo reale”.

Il quotidiano evoca la possibilità che il nuovo governo in Italia nasca dall’unione “tra 5Stelle e la Lega anti-immigrati e anti-euro, una prospettiva che mette paura al cuore dell’Unione europea”. Eppure, “il signor Di Maio sembra tutt’altro che spaventoso”, perché lui è “rassicurante, sembra più un politico centrista vecchio stile che un rivoluzionario“, che ha fatto “un pellegrinaggio in chiesa per baciare una reliquia contenente il sangue del patrono di Napoli, San Gennaro“, ed ha “assicurato gli investitori di Londra che il suo partito non è pericoloso”.

Il Nyt scrive ancora che “Di Maio è rimasto vicino al figlio del signor Casaleggio, Davide, l’enigmatico e potente custode della piattaforma web su cui il partito vota e decide le sue politiche”.