Luigi Manconi, quasi cieco dal 2007: “Non so che faccia abbia Obama, ma rido”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Giugno 2013 11:30 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2013 11:30
Luigi Manconi, quasi cieco dal 2007: "Non so che faccia abbia Obama, ma rido"

Luigi Manconi, quasi cieco dal 2007: “Non so che faccia abbia Obama, ma rido” (Foto Lapresse)

MILANO – Luigi Manconi, 65 anni, senatore Pd, sociologo e docente universitario a Milano, marito di Bianca Berlinguer, da circa 7 anni è ipovedente, ovvero quasi cieco. Intervistato da Carlo Verdelli, Manconi prova a ridere del suo handicap: “Io non so che faccia abbia Obama. Nel 2008, quando venne eletto, non ero già più in grado di memorizzarne il volto. Direi che ha una testa ovaloide. È così?”.

Da 7 anni un glaucoma lo ha privato del principe dei sensi, la vista, e non ne ha mai parlato forse per pudore o per negazione. Non è del tutto cieco, “con un residuo visivo non superiore a un ventesimo all’occhio sinistro e zero al destro” Manconi distingue solo sagome sfumate. Ma quando è accaduto l’irreversibile?

Già dal 2005 sapevo del glaucoma, che si sommava a una forte miopia, a un distacco della retina, e a tanti altri guai dei miei occhi. Ma non immaginavo un peggioramento tanto rapido“.

Lo spaventoso punto di non ritorno, quello in cui devi traumaticamente fare i conti col buio, ci fu a novembre 2007:

“Ero sottosegretario alla Giustizia e alla Camera dovevo dare il parere del governo su emendamenti e mozioni. Da un po’ mi ero accorto che la situazione del mio visussi stava aggravando, così avvisai il presidente di turno, Giorgia Meloni, che avrei potuto avere delle difficoltà. Cominciai, ma da lì a poco mi accorsi di non riuscire a leggere neanche mezza riga. Mi venne in soccorso un funzionario, suggerendomi le parole, ma io faticavo a ripeterle. L’opposizione prese a rumoreggiare. Quando la protesta si fece più vivace, mi rivolsi all’aula: “Per un problema di salute non sono più in grado di proseguire”. Da quel momento non sono stato più capace di leggere un testo, né gli appunti per i miei interventi, che curavo maniacalmente. Decifro a malapena qualche riga, scritta a mano in grandi caratteri”.

Verdelli non manca di ripercorrere la carriera politica di Manconi,

l’antica militanza in Lotta Continua, è stato portavoce dei Verdi, con dimissioni date immediatamente dopo la sconfitta alle Europee del ’99, sottosegretario di Prodi, senza essere parlamentare, fino al 2008. In mezzo c’è l’attività di “A buon diritto”, che, tra l’altro, ha reso pubblico lo scandalo di Stefano Cucchi. Come mai, dopo 12 anni, il Pd l’ha candidata?

“Non spetta a me dirlo. Credo che qualcuno si sia ricordato che già nel ’95 presentai il primo disegno di legge sulle unioni civili e nel ’96 il primo sul testamento biologico. Persino in politica, talvolta questo può contare”.

Non abbandona mai quel velo d’ironia e racconta della sua nuova vita fatta di privazioni:

“Giro con un fascio di contanti come un camorrista perché non posso usare il bancomat. Prima leggevo 6 quotidiani al giorno in due ore. Li ho sostituiti con 6 rassegne radiofoniche più tre gr. Comincio alle 6.30 con Radio1 e vado avanti fino alle 9.30 conTerza pagina di Radio3; in mezzo, l’imperdibile Massimo Bordin su Radio Radicale. Va molto peggio con i libri: mi vengono letti i capitoli essenziali di quelli scientifici, sociologia e politologia, e ne apprendo il succo. Ma la narrativa e la poesia sono la vera privazione.

Come faccia a prenderla con tale grazia e filosofia, Dio solo lo sa:

La Chiesa parla di grazia di stato, un qualcosa che ti offre risorse impensabili per affrontare circostanze particolarmente dolorose o comunque gravose. L’ho sperimentata su di me e, per esempio, sui familiari di vittime di ingiustizie atroci. Ilaria Cucchi ha avuto il bene di questa grazia, nonostante tutto.