Luigi Zanda (Pd): “Elezione diretta dei senatori ma senza toccare l’articolo 2”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 agosto 2015 12:05 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 12:05
Luigi Zanda

Luigi Zanda

ROMA – “Senato? l confronto e il dibattito fanno parte della storia del centrosinistra – dice, intervistato dal Sole 24 Ore, Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato – e la discussione per noi è un valore aggiunto: però bisogna fare molta attenzione a non trasferire i contrasti interni al partito nell’attività parlamentare attraverso una politica di emendamenti e di assenze in Aula. La battaglia si fa nel partito, non sui provvedimenti in Parlamento”.

«Nessuna organizzazione sociale, parlamentare, economica, culturale può sopravvivere senza il rispetto delle decisioni prese a maggioranza. La regola della maggioranza è alla base della democrazia, se dovesse morire morirebbe la democrazia». Ma il nodo del Senato, oggi, va al di là della questione di come si sta in un partito e abbraccia problematiche più grandi, anche internazionali. Zanda è convinto, e lo rimarca alla vigilia di un voto autunnale sulla riforma del Senato e del Titolo V che potrebbe essere fatale per la legislatura, che «i senatori del Pd sono oggi l’architrave su cui poggia l’intero sistema politico e la stabilità della legislatura». Da qui l’appello alla responsabilità. «Al solo sentirla nominare, l’ipotesi che si precipiti verso elezioni anticipate mi terrorizza. L’Italia sarebbe per mesi in balia dei mercati e della speculazione e i sacrifici che gli italiani hanno fatto negli ultimi anni verrebbero vanificati in un batter d’occhio. Soltanto un irresponsabile potrebbe procurare una crisi di tale portata. Per di più in un contesto internazionale problematicissimo che va dalla crisi greca al crescendo di metodi sanguinari del terrorismo internazionale al flusso di migranti dal Sud al Nord e dall’Est all’Ovest del mondo fino al grande pericolo di una possibile flessione dell’economia cinese. Sono questi dati a chiedere ai parlamentari e alla politica italiana di agire nell’interesse nazionale senza prevaricare gli uni sugli altri».
I 17 emendamenti della minoranza del Pd sono tuttavia lì, appena depositati in commissione Affari costituzionali, a mo’ di sfida, per la reintroduzione del Senato elettivo riscrivendo quell’articolo 2 che il governo non vuole più toccare. Quale potrebbe essere un possibile compromesso? «Ne ho accennato in commissione, cercando di tenere la riforma al riparo della lotta politica quotidiana. Un’ipotesi di compromesso potrebbe essere prevedere forme di elezione strutturalmente diretta dei consiglieri regionali, segnalati agli elettori in un listino ah hoc ed esplicitamente candidati a fare i senatori». Una via di mezzo, se si vuole, tra elezione di primo e secondo grado, mantenendo il principio che i consiglieri-senatori saranno pagati dalle Regioni e non godranno di un’indennità propria. Un intervento da fare tramite la legge ordinaria che disciplinerà le modalità di elezione dei futuri senatori ma il cui principio può essere inserito anche in Costituzione, «con un emendamento all’articolo 10 del Ddl Boschi, che modifica l’articolo 70 della Carta sul procedimento legislativo». Senza toccare l’articolo 2, dunque. E su questa strada il Pd potrebbe incontrare anche una parte delle opposizioni, a cominciare da quella Forza Italia che sta dando negli ultimi giorni segnali di attenzione. «Ho visto la posizione del capogruppo Paolo Romani, che parla di elezione diretta. Ma mi sembra ancora un’espressione non precisa, l’elezione diretta si può intendere in varie forme. Vedremo. Noi lavoriamo per coinvolgere il più possibile le opposizioni. Ma mezzo milione di emendamenti non si sono mai visti nella storia repubblicana. Sono una buffonata che la nostra Costituzione e il Parlamento non meritano».