Luigi Zanda: “Riforma della Costituzione non va politicizzata”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 luglio 2015 16:20 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2015 16:20
Luigi Zanda: "Riforma della Costituzione non va politicizzata"

Luigi Zanda: “Riforma della Costituzione non va politicizzata” (foto Lapresse)

ROMA – “Non dobbiamo correre il rischio di politicizzare la riforma della Costituzione“. Così il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda interviene in commissione I sulla Riforma costituzionale. E aggiunge: “Autorevoli commentatori nelle ultime settimane hanno ipotizzato che proprio questa Riforma sarebbe stata scelta come terreno di scontro tra i partiti e nei partiti, con l’obiettivo di usarla per far cadere il governo o almeno per indebolirlo. Da qui, da uno scontro che avrebbe natura politica più che di merito, verrebbero molte delle argomentazioni degli oppositori della riforma e anche alcuni irrigidimenti sulle poche modifiche che in terza lettura il Senato, se lo riterrà necessario, sarà abilitato ad apportare”.

Zanda ricorda alcune obiezioni: “E’ stato incomprensibilmente sostenuto” che l’iniziativa del Governo su un ddl di revisione costituzionale, “materia prettamente parlamentare”, sarebbe stata impropria”. Tuttavia, per il capogruppo democratico, tra le obiezioni, “la più bruciante, la più ingiustificata, è quella che definisce ‘non democratica’ sia la fine del bicameralismo integrale, che la scelta di un’elezione di secondo grado per i componenti del nuovo Senato. Sono tutte opinioni legittime e io stesso mi auguro e mi adopero con trasparenza per trovare una forma di elezione dei nuovi senatori che ampli il consenso nella maggioranza e fuori dalla maggioranza. Rispetto chi cambia opinione ma sono sospettoso su ogni forma di trasformismo. Però, sostituire pezzi di maggioranza con nuovi apporti dall’opposizione è impossibile se la maggioranza resta salda. Auspico modifiche migliorative alla riforma e lavoro perché si arrivi a soluzioni largamente condivise. Ma – afferma – non si può accettare che l’elezione di secondo grado venga bollata come ‘antidemocratica’”. E, citando uno studio di D’Alimonte, ricorda che “sui 28 Stati membri dell’Ue, solo l’Italia ha un bicameralismo paritario”. La minoranza, “solo 13 nazioni, hanno una seconda camera e, di questi, solo 5 la hanno eletta con elezioni di primo grado”.

“C’è poi l’osservazione su una presunta ‘indegnità’ dei consiglieri regionali a sedere in Senato – aggiunge il presidente del Pd. Molti ritengono che oggi nella nostra Repubblica le Regioni siano l’organismo istituzionale di minor qualità. Ora, i limiti ed anche le degenerazioni di alcune regioni sono innegabili. Ma il Parlamento, davanti a questa condizione negativa, ha il diritto e il dovere di intervenire per riordinare l’assetto regionale, per riformarlo, per correggerne le disfunzioni nell’interessa nazionale. Non è però è corretto escludere, a priori, complessivamente, quasi come si trattasse di un’intera categoria non degna, la legittimità dei consiglieri regionali a sedere in Parlamento, anche considerato che sono stati selezionati per lo più con le preferenze”. “Io – aggiunge Zanda – lavoro per modifiche positive alla riforma del Senato e, se possibile, per migliorare il sistema dell’elezione dei senatori”. E, nell’esortare i senatori a discuterne nel merito, conclude: “non evochiamo – conclude – la democrazia se non quando è realmente in gioco”.