Lupi si è dimesso: perché doveva farlo anche se lui non lo capisce

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Marzo 2015 11:23 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2015 12:58
Lupi alla Camera: "Mio figlio? L'ho proposto, non raccomandato"

Lupi alla Camera: “Mio figlio? L’ho proposto, non raccomandato”

ROMA – Maurizio Lupi si dimette: passo indietro annunciato nella sua sede naturale, la Camera, dopo il “pre-annuncio” dato a Bruno Vespa. Un passo indietro doveroso, anche se Lupi non lo ha ritenuto necessario fino all’ultimo: mentre il governo si appresta a metter mano a una legge anticorruzione sarebbe stata perlomeno imbarazzante la presenza di un ministro non indagato ma comunque coinvolto in una vicenda di regali importanti, di amicizie con persone finite in galera per tangenti. Uno di loro, Ercole Incalza, aveva anche (inspiegabilmente) scritto il programma Ncd, il partito di Lupi.

Un imbarazzo politico e non giudiziario, Lupi ai parlamentari dice che non deve difendersi, che esce dal ministero “a testa alta”.

I regali al figlio. Ha presentato suo figlio, non raccomandato. Un distinguo che per Maurizio Lupi è sufficiente a smacchiarlo dalle accuse che da giorni gli vengono rivolte. Pesa, politicamente, quella telefonata fatta al dirigente del suo ministero, Ercole Incalza, per ascoltare il figlio neolaureato in ingegneria. Un dirigente che Lupi ha difeso “perché non è mai stato condannato”, nonostante negli anni fosse stato coinvolto in varie inchieste.

“In una intercettazione strumentalizzata chiedo ad Incalza di vedere mio figlio – ha spiegato Lupi davanti ai parlamentari – ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi padre e cioè di presentare al proprio figlio una persona di esperienza”.

E poi entra nello specifico del Rolex che Perotti ha regalato a Luca Lupi per la laurea. “Non gli ho chiesto di restituirlo, se questo è il mio errore lo ammetto”, ha detto in Aula. Lupi ha anche ribadito che i Perotti conoscono suo figlio “ben prima che io diventassi ministro”. Perotti è indagato, ha per anni diretto le Grandi opere approvate dal ministero: sua la lussuosa villa a Firenze che si vede anche una pubblicità di Calzedonia con Julia Roberts.

Non chiede garantismo, Lupi, ma una cosa la chiede: “Mi ritengo obbligato a non far cancellare 3 giorni tutto ciò che ho fatto in questi 22 mesi”. Lupi nel suo discorso, accanto a lui sui banchi del governo c’è Alfano, parla di appalti, lavori, dati, crescita. Parla del suo lavoro e il messaggio è questo: mi dimetto per proteggere la mia famiglia (pesa il costoso Rolex regalato al figlio dall’imprenditore indagato Stefano Perotti), ma il lavoro fatto al ministero non vada buttato.

La “macchia” politica di Lupi è politica, non giudiziaria. Come i vestiti che Perotti regalava al ministro e al figlio, fatti su misura da un sarto che peraltro non era gradito a Lupi (“fanno schifo”, si legge nelle telefonate intercettate). “E’ evidente a tutti, quanto sia inverosimile che un amico di famiglia da 40 anni abbia potuto accreditarsi a me regalandomi un vestito”.

E poi, in conclusione, il passaggio più emotivo. Lupi alza gli occhi dal foglio che legge e guarda negli occhi i parlamentari. “Vi auguro che nessuno tiri in ballo la vostra famiglia”. Infine: “Ringrazio il premier che non mi ha chiesto di lasciare”, ricorda che sta lasciando il ministero “dopo 72 ore, non 72 giorni”. L’Aula si scioglie in un applauso.

La Lega non è presente in Aula quando Lupi prende la parola. Grillo lancia un hashtag su Twitter: #eclissidilupi. L’Aula della Camera è quasi vuota, le presenze non arrivano a 100: le maggiori assenze tra i banchi di Forza Italia, Lega e Pd.