M5S, Di Maio si fa il suo Comitato centrale: eletti senza potere, chi sgarra 100mila euro di multa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 marzo 2018 10:07 | Ultimo aggiornamento: 28 marzo 2018 10:07
M5S, critiche degli eletti ai nuovi statuti: tutto il potere ai vertici

M5S, Di Maio si fa il suo Comitato centrale: eletti senza potere, chi sgarra 100mila euro di multa

ROMA – Critiche e proteste durante l’assemblea del M5s alla Camera sul nuovo statuto del gruppo parlamentare che prevede sanzioni (fino a 100mila euro di multa) per assenza dai lavori, violazioni di Statuto e codice etico, mancato rispetto delle decisioni prese dall’assemblea.

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Sanzioni anche in caso di mancata contribuzione economica alle attività del gruppo. A criticare l’impostazione definita eccessivamente verticistica e la conseguente sottrazione di potere dei parlamentari sono stati sia i nuovi sia i vecchi deputati eletti. Una decina di deputati ormai al secondo mandato si sarebbe anche rifiutata di votarlo, altri avrebbero chiesto un rinvio per studiare meglio le nuove norme.

Il codice etico del Movimento, con le regole ferree di rispetto dei principi di trasparenza ed organizzazione interna, da quello della rotazione periodica all’obbligo di finanziamento della piattaforma del Movimento fino alla contribuzione per l’attività del M5s, entra dunque in Parlamento. Mentre arrivano le rose di nomi dei candidati grillini agli incarichi negli uffici di presidenza: candidature che vedono una folta schiera di “matricole”, cosa che ha fatto non poco irrigidire i parlamentari al secondo mandato.

Ieri deputati e senatori eletti hanno votato sulla rosa dei candidati e sulle nuove regole che si devono dare i gruppi al loro interno. In poche parole “fedeltà al programma, trasparenza, serietà, partecipazione attiva” dicono i 5 Stelle. “Nulla di più di quanto previsto dal codice etico” minimizza il capogruppo al Senato, Danilo Toninelli. Ma è un ‘nonnulla’ che di fatto imbriglia gli eletti con il Movimento dentro regole rigide pensate e scritte per evitare nuovi casi di dissidenza e soprattutto di abbandoni.

Come previsto dal codice M5s, infatti, ogni abbandono derivante da motivi di dissenso politico viene “multato” con una penale di 100mila euro come “indennizzo” per gli oneri sostenuti dal Movimento all’elezione del parlamentare. “Ciascun componente del Gruppo – si legge ad esempio nello Statuto del Senato – ha il dovere di adempiere alle proprie funzioni con disciplina e onore”.

Intanto dopo l’indicazione del capo politico sui primi organi direttivi che vanno a ricoprire incarichi nei gruppi, i successivi nomi saranno votati dalle rispettive assemblee sempre con meccanismo di rotazione periodica che però viene di molto aumentata rispetto a quella trimestrale della scorso legislatura: sarà infatti di 18 mesi. Starà poi agli eletti, come previsto dal Codice, “contribuire personalmente all’attività del M5s con uno specifico onere di concorso economico, proporzionale alle indennità percepite”.

I parlamentari, poi sono tenuti “a votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del consiglio dei ministri espressione del M5s”. Sempre il codice “con specifico riferimento al Parlamento” obbliga gli eletti “ad accettare che lo Statuto preveda che il 50% delle quote stanziate dalle rispettive Camere per il funzionamento dei gruppi parlamentari sia stanziato per il sovvenzionamento dei gruppi di comunicazione”. Gruppi la cui organizzazione e scelta spetta al capo politico del M5s.

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