Di Battista: “Pronto a ricandidarmi”. E insiste: “Il Quirinale mente”

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 maggio 2018 22:03 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2018 22:03
Di Battista: "Pronto a ricandidarmi". E insiste: "Il Quirinale mente"

Di Battista: “Pronto a ricandidarmi”. E insiste: “Il Quirinale mente”

ROMA – Alessandro Di Battista è già “pronto a ricandidarsi”. Lo ha detto lo stesso esponente pentastellato ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo. Da quando ha annunciato che avrebbe saltato un giro per un’avventura oltreoceano non ha neppure fatto le valigie, che è già pronto a tornare.[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Ma Di Battista ci tiene a fugare ogni dubbio su una sua presunta rivalità con Luigi Di Maio, uscito con le ossa rotte nella trattativa col Colle per dare vita a un governo giallo-verde.

L’amico Di Battista che più di una volta lo ha messo in imbarazzo con le sue esternazioni furenti, in questi mesi di delicate trattative, vuole correre nuovamente per la Camera. Resta Di Maio il candidato premier, certifica Di Battista: “La forza del M5S sta anche in questo legame indissolubile che abbiamo io e lui”, spiega.

Poi, da buona spalla di Di Maio, rincara la dose contro Sergio Mattarella, “reo” di aver negato la nascita del governo Lega-M5s: “Il Quirinale mente”, dice Di Battista confermando le parole del suo capo politico Di Maio, che ha detto di aver presentato a Mattarella i nomi di Alberto Bagnai e Armando Siri come alternative a Savona. Ma il Colle gli avrebbe risposto picche: circostanza invece seccamente smentita dal Quirinale. “Sono frasi che non rispondono a verità”, ha fatto sapere l’ufficio stampa. “Sarò accusato di vilipendio, me ne assumo la responsabilità, ma io mi fido di Luigi”, ha confermato Di Battista.

Poi assicura che “il movimento Cinque Stelle non vuole uscire dall’euro”. Quanto al presidente della Repubblica, “se Salvini non chiedesse l’impeachment si dimostrerebbe pavido” afferma l’ex parlamentare dei Cinque Stelle, ribadendo che il M5S procederà con la messa in stato di accusa del capo dello Stato perché “la scelta di Mattarella favorisce la Germania. La Costituzione prevede per questo la messa in stato di accusa. Deciderà il Parlamento”.

Proprio la figura del Dibba, nelle ore più difficili del M5S, torna ora in maniera prepotente. C’era lui, ieri, a Fiumicino al fianco di Di Maio. E ci sarà lui nella campagna elettorale per un eventuale voto di autunno. Ma il ritorno del Dibba, che accorcerà il suo viaggio in America se da un lato risulterà fondamentale per il M5S dall’altro potrebbe mettere in qualche difficoltà l’amico Di Maio: non è un mistero che, nella base, si pensi ad una leadership del “big” più movimentista come barriera ad un possibile calo di consensi.

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