M5s, 10 parlamentari pronti all’addio. Operazione: “C’eravamo tanto amati”

Pubblicato il 29 Maggio 2013 8:30 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2013 8:36
Movimento 5 Stelle, 10 parlamentari pronti all'addio? (foto Ansa)

Movimento 5 Stelle, 10 parlamentari pronti all’addio? (foto Ansa)

ROMA – Dieci parlamentari pronti a fare i bagagli dagli scranni a 5 Stelle per accomodarsi intanto nel gruppo Misto e poi chissà dove. Dieci parlamentari che potrebbero cogliere al volo l’occasione del primo flop elettorale di Beppe Grillo per ricollocarsi e così, poter avere una vita da “parlamentare normale”: con lo stipendio pieno e la possibilità di andare in tv quando si vuole.

A parlarne, sul Corriere della Sera è Alessandro Trocino. I nomi dei possibili transfughi non ci sono. Ma c’è la chiara descrizione di un clima, reso ancora più teso dal flop alle amministrative. E c’è addirittura il nome in codice dell’operazione fuga da M5s: “C’eravamo tanto amati”. 

Nel mirino dei ribelli ci sono i due leader del Movimento, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. E poi, a un livello più basso quel Vito Crimi che discetta di far cadere le mele marce e che continua, anche a fine mandato da capogruppo, con la linea dura. Scrive Trocino:

Ma c’è anche chi ci crede sempre meno. E quelli preparano una via d’uscita, rumorosa. «Siamo in dieci, pronti ad andarcene», dice un parlamentare. Questione di tempo. Ma anche di dialettica interna. Se non si trova una composizione, se non si allenta la stretta del duo Grillo e Casaleggio, un drappello di 5 Stelle è pronta a formare un gruppo separato. Fervono le trattative con il Pd. Al Senato lo snodo decisivo è la nomina del nuovo capogruppo. Il diktat di Vito Crimi, che nega ai suoi il diritto di parlare di «strategie politiche e alleanze», fa il paio con la sua volontà di far cadere «le mele marce». E il successore di Crimi, da scegliere entro il 15 giugno, può confermare la linea dura o ammorbidirla. Nel primo caso, un piccolo gruppo di senatori è pronto all’addio. Operazione «C’eravamo tanto amati», la chiama uno di loro.

Insomma il malcontento c’è e il 60% di voti bruciati tra febbraio e maggio alimenta la sensazione di non essere sul treno giusto. Ora si attende lo sbarco in tv di Beppe Grillo. Sarà la svolta? O almeno, sarà una liberatoria anche per gli altri 5 stelle irrequieti?