M5S: si va verso gruppo parlamentare cacciati-mele marce

di Riccardo Galli
Pubblicato il 14 febbraio 2018 12:58 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2018 12:58
M5s: verso il gruppo parlamentare dei cacciati: da Dessì a Vitiello agli altri

M5s: verso il gruppo parlamentare dei cacciati (nella foto Ansa, Emanuele Dessì)

ROMA –M5S : si va verso il gruppo parlamentare dei “cacciati-mele marce”. M5S non vorrebbe figliare questa costola imbarazzante, ma si rischia proprio che un gruppo di parlamentari “cacciati-mele marce” sia una delle novità della XVIII legislatura della Repubblica Italiana. E che novità: un gruppo di eletti con il Movimento 5 Stelle, con i voti 5stelle che i 5Stelle non vogliono più, nonostante li abbiano messi nelle liste.

Arriveranno in Parlamento liberi di fatto da qualsiasi appartenenza partitica e per questo, complice il probabile iper equilibrio che uscirà dalle urne, potrebbero risultare molto appetibili una volta onorevoli o senatori. Manca poco meno di un mese alle prossime elezioni e nonostante questo il movimento che era di Beppe Grillo e ora di Luigi Di Maio già conta una discreta lista di defezioni. Defezioni che porteranno in Parlamento una pattuglia di deputati e senatori, a spanne siamo già ad una decina ma il numero potrebbe lievitare ancora, che saranno dei battitori liberi.

Riepiloghiamo come funziona, ripassiamo la genesi del gruppo parlamentare “cacciati mele-marce”. M5S trova (veramente a M5S sono altri che fanno trovare) un candidato inquilino di casa popolare a 7 euro, un candidato massone che non l’aveva detto di essere tale, un numero imprecisato finora, cinque ufficiali e sicuri ma si va verso dieci, di già parlamentari e candidati che facevano finta di tagliarsi lo stipendio. A tutti Di Maio ha intimato: dimissioni subito se sarete eletti. Ma sono dimissioni che Di Maio non può esigere. Non è per nulla detto che quei candidati, se eletti, si dimetteranno. E’ nel loro diritto restare parlamentari. Di Maio non può cacciarli dal Parlamento proprio come non può toglierli dalle liste M5S dopo averceli messi.

Si va dal caso di Emanuele Dessì, il candidato grillino ritratto in foto con uno degli Spada di Ostia e titolare di un affitto da meno di 10 euro di una casa popolare, a Catello Vitiello, altro candidato scoperto però affiliato in passato alla massoneria, passando per tutti quelli che hanno mentito e fatto i furbi sulla regola aurea del movimento dimenticandosi di restituire la parte di stipendio da parlamentare che non gli spettava. ‘Rinunceranno al voto e hanno firmato una carta che li impegna a rinunciare al seggio una volta eletti’, si difendono il movimento e il loro capo politico, quello stesso Di Maio che in teoria sulle candidature avrebbe dovuto vigilare.

Ma come diceva Totò nel celeberrimo film ‘I due colonnelli’, è quella carta buona per essere usata in bagno, seppur con bollo notarile. Esiste infatti una legge, quella italiana, che impedisce a chi che sia, notai compresi, di imporre la rinuncia ad un seggio ottenuto in un’elezione. L’impegno preso dai candidati non più graditi altro non è quindi che una manifestazione di buona intenzione, altro che impegno. E poi, volendo anche ipotizzare la buona fede e la correttezza di tutti i candidati (e ci vuole parecchia immaginazione visto che i candidati in questione sono quelli che al movimento e agli italiani hanno già mentito nascondendo affiliazioni, amicizie e scontrini) per rinunciare al seggio non basta un ‘arrivederci e grazie’. Le dimissioni, una volta presentate, vanno accettate. Accettate dalla Camera di appartenenza con apposita votazione. Dimettersi non è automatico, perfino se si vuole. E ci vuole tempo, molto tempo.

Come sa bene un altro ex grillino, Giuseppe Vacciano, che le dimissioni se le è viste respingere 3 volte restando ‘prigioniero’ del Parlamento per buona parte dell’attuale legislatura. Infine, come se già questo non fosse sufficiente a far dubitare della credibilità e della praticabilità della rinuncia, c’è il dopo: una volta presentate e accettate le dimissioni i parlamentari eletti nei collegi plurinominali vengono facilmente sostituiti con il primo dei non eletti. Ma non va così nei collegi uninominali dove, in caso di passo indietro, vanno rifatte le elezioni.

Quindi, se le mele marce in lista M5s saranno elette in Parlamento ci sarà di fatto un gruppo di parlamentari dall’identità: cacciati da M5S.

Rinunceranno? Forse, probabilmente non tutti. E le dimissioni saranno accettate? Anche in questo caso forse, ma non di certo automaticamente. E allora che faranno quelli del ‘gruppo dei cacciati’? Nulla esclude, ad esempio, che possano far pesare il loro voto in un Parlamento che, alla vigilia del voto, s’immagina dopo il voto senza una maggioranza forte e numerosa. Sette, otto voti fluttuanti in Parlamento saranno preziosissima cosa. Mai come in questo caso uno vale uno, anzi di più.

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