M5S avvisa Conte: “Se permetti al Pd di aumentare l’Iva il governo è morto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Ottobre 2019 12:30 | Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2019 12:30
M5S: "Se aumenta l'Iva cade il governo"

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte (Ansa)

ROMA – “Ancora oggi sui giornali sentiamo parlare di ‘rimodulazione’ dell’ IVA. Lo ribadiamo per l’ennesima volta: no a giochini e giri di parole, l’IVA non deve aumentare. Questo governo nasce su due principi fondanti: il blocco dell’ Iva e il taglio dei parlamentari. Se uno dei due viene meno, allora si perde il senso di questo governo”. Più chiari di così da M5S non si può essere: l’idea che si possa toccare l’Iva invece che limitarsi alla sola neutralizzazione delle clausole di salvaguardia per scongiurarne l’aumento non è solo un tabù inviolabile. Sarebbe anche la fine anticipata del governo giallorosso. 

Il ministro Boccia: “Le rimodulazioni si faranno”

(PdPerché, pur tra mille cautele, gli alleati Pd alla rimodulazione ci pensano eccome. Un progetto in questo senso è stato studiato dallo stesso ministro dell’Economia. Il ministro Francesco Boccia (Pd) non ha problemi invece a propugnare una cosa di sinistra come la rimodulazione Iva in senso progressivo, per cui più bassa per esempio sui beni essenziali, ma più alta su quelli di lusso. Una cosa di sinistra, insomma, senza timore di passare per il governo delle tasse (come temono grillini e Renzi, per una volta d’accordo): “Le rimodulazioni Iva si faranno perché oggi in questa imposta ci sono situazioni ingiuste”.

Tito Boeri: “Sterilizzazione? Chiamatela procrastinazione”

Sulla questione è intervenuto anche l’ex presidente dell’Inps Tito Boeri, secondo cui si dice “sterilizzazione” ma si tratta di “procrastinazione”, perché dei 23 miliardi che servono per il disinnesco delle clausole 14 sono in deficit, cioè “rinvio ai posteri del fardello”.

La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef), sostiene Boeri in un articolo su Repubblica, “si limita a fissare l’entità del disavanzo, ma comparando le previsioni con e senza la manovra se ne intuiscono i contenuti principali. Dei 23 miliardi necessari per evitare l’aumento dell’ Iva, ben 14 provengono dall’incremento del deficit”.

Si tratta, quindi, secondo Boeri, “di nuovo debito pubblico che graverà sulle generazioni future. I giovani ne escono doppiamente beffati”. E chiarisce: “primo perché spetterà a loro pagare il conto; secondo perché in nome della difesa dell’Iva si è rinviato e ridimensionato il taglio del cuneo fiscale che serviva per creare lavoro soprattutto per loro, per valorizzare il loro capitale umano e per convincerli a rimanere in Italia anziché continuare a cercare fortuna all’estero”. (fonti Ansa, la Repubblica)