M5S referendum, Farage o Verdi? Ma i Verdi non si potevano votare…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Giugno 2014 10:45 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2014 10:54
M5S referendum, Farage o Verdi? Ma i Verdi non si potevano votare...

M5S referendum, Farage o Verdi? Ma i Verdi non si potevano votare…

ROMA – M5S referendum, Farage o Verdi? Ma i Verdi non si potevano votare… “Grazie per aver votato” segnala il pop-up del blog di Beppe Grillo, l’urna telematica dove la base dei 5 Stelle ha potuto scegliere democraticamente l’apparentamento in Europa. Un grazie convinto arriva anche da Nigel Farage, il leader degli euroscettici inglesi del Ukip, i vincitori della consultazione, che con il 78,1% sono stati scelti per affiancare i grillini nel gruppo parlamentare a Strasburgo.

Verdi esclusi dal referendum. “Saremo un dream team” esulta Farage, che almeno qui, ha vinto facile, per mancanza di avversari. I Verdi, i veri sconfitti, infatti non si sono potuti nemmeno lamentare, semplicemente perché alla fine non sono stati ammessi alla consultazione: tra le tre opzioni del referendum non c’erano (mentre c’erano i conservatori europei, buoni ultimi, superati anche dall’opzione solitaria, il gruppo dei non iscritti).

Ha votato solo uno su tre. A conti fatti hanno votato poco meno di 30mila iscritti (23mila i voti a Farage) sugli oltre 90mila aventi diritto (cifra, questa, misteriosamente scomparsa dal blog e che testimonia un’astensione di due terzi degli aventi diritto). Chi non ha trovato la scheda verde ha disertato il voto e ingolfato il sito, l’espressione “farlocco” riferita al referendum è circolata come un virus. Si è fatta strada, cioè, la netta sensazione che abbia prevalso la volontà dei capi (l’alleanza con Farage), travestita da volontà popolare (del popolo 5 Stelle) tramite procedure di democrazia diretta.

Democrazia diretta? “I Verdi volevano prima essere scelti nel referendum e poi trattare” comunica il blog, a mo’ di giustificazione. Magari volevano avere delle garanzie politiche per accettare un apparentamento con una forza un minimo compatibile sul piano delle idee e della cultura. Scelta forse poco remunerativa sul piano della reale capacità di incidere a Strasburgo ma coerente. Legittimamente Grillo e Casaleggio la pensano in altro modo: se vogliamo contare andiamo col più forte anche se ogni tanto gli scappa la frasetta omofoba o non controlla certi tic apertamente razzisti. Un  po’ come il discutibile opportunismo dimostrato con la cosiddetta astensione attiva che ha consentito l’approvazione della responsabilità civile dei magistrati alla Camera. La democrazia, diretta o rappresentativa, è un’altra cosa: se inviti un vegetariano a cena e gli propini solo salsicce e animelle, puoi dire di essere stato un ospite impeccabile?