M5s, Salvatore Caiata: “Mi autosospendo ma non mi ritiro”. Di Maio: “E’ fuori”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2018 19:21 | Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2018 13:56
M5s, Salvatore Caiata: "Mi autosospendo ma non mi ritiro". Di Maio: "E' fuori"

M5s, Salvatore Caiata: “Mi autosospendo ma non mi ritiro”. Di Maio: “E’ fuori”

ROMA – Salvatore Caiata, presidente del Potenza Calcio e candidato del Movimento 5 stelle, è stato cacciato per aver violato le regole. A dichiararlo è Luigi Di Maio dopo, che dopo aver scoperto dell’indagine per riciclaggio, ha sottolineato: “Per le nostre regole omettere un’informazione del genere giustifica l’esclusione da M5s”. Caiata in un primo momento ha annunciato la sua autosospensione, salvo poi dichiarare su Facebook: “State tranquilli, non mi ritiro”.

La vicenda del candidato eccellente proposta dal candidato premier M5s Di Maio è scoppiata il 23 febbraio, quando Caiata è risultato indagato per riciclaggio in una inchiesta della Procura di Siena. Il presidente del Potenza Calcio si è dichiarato innocente e ha annunciato di volersi autosospendere per non recare danni al Movimento:

“Sono totalmente convinto della mia buona volontà, della mia buona fede e della mia innocenza ma non voglio che il M5s abbia alcun danno da questa vicenda perché nulla c’entra. Per questo metto totalmente a disposizione tutta la documentazione che possa servire per chiarire questo attacco che mi viene rivolto e mi autosospendo dal Movimento”.

Luigi Di Maio ha spiegato di aver appreso solo oggi dell’indagine, una informazione che Caiata avrebbe omesso durante la sua candidatura, e ha dichiarato:

“Al di là delle sue eventuali responsabilità penali che sarà la magistratura ad accertare, per le nostre regole omettere un’informazione del genere giustifica l’esclusione dal MoVimento 5 Stelle. Abbiamo conosciuto Salvatore Caiata come presidente del Potenza calcio e ‘lucano dell’anno’. Per questo è stato candidato con il Movimento 5 Stelle. Al momento della sua candidatura ci ha fornito tutta la documentazione che attestava che la sua fedina penale era pulita e nulla è risultato né dal certificato penale né da quello sui carichi pendenti”.

E ha aggiunto:

“Oggi apprendiamo per la prima volta che su di lui c’è un’indagine che risale al 2016, di cui Caiata non ci ha informati. Se lo avesse fatto gli avremmo chiesto, come da nostro Regolamento, di fornirci per la candidatura il certificato rilasciato ai sensi dell’art. 335 del c.p.p. e i documenti relativi ai fatti contestati”.

Il candidato dunque è di fatto è fuori dal M5s perché ha violato le regole di cooptazione del Movimento omettendo di dire che era indagato. Con la sua autosospensione, si apprende, il patron del Potenza Calcio va andrà a giudizio dei probiviri del M5s che dovranno valutare la sua posizione. Su Facebook però Caiata si difende:

“Per me stamattina non è stato un buon risveglio, perché mi sono trovato coinvolto in questo ciclone mediatico che mi lascia sbalordito, triste, dispiaciuto, furibondo, con chi senza pietà e senza sapere distrugge la vita di una persona che si è sempre comportata per bene. Sono una persona perbene e mio figlio può essere orgoglioso di suo padre perché ha sempre fatto tutto in modo onesto.

E’ sicuramente sorprendente la tempestività con cui una notizia vecchia di due anni venga riportata oggi, da tutti i media nazionali, a meno di dieci giorni dal voto. L’affetto e le dichiarazioni di stima che ho ricevuto da migliaia di persone mi danno la forza per essere più determinato di sempre a voler contribuire al cambiamento di questo Paese”.

Poi, nel tardo pomeriggio, Caiata è tornato a parlare delle elezioni e ha dichiarato:

“State tranquilli: non mi ritiro, sono più TOSTO di prima!”.

 

Il candidato autosospeso è indagato per riciclaggio dalla Procura di Siena, come spiega il suo avvocato Enrico De Martino:

“Il mio assistito ha ricevuto, agli inizi del 2017, una richiesta di proroga d’indagini preliminari su un fascicolo aperto a metà 2016 per fatti relativi al trasferimento fraudolento di valori in materia di riciclaggio. Da allora, nonostante la nostra piena disponibilità a chiarire qualsiasi contestazione, non abbiamo ricevuto nessuna convocazione.

Ho ribadito la disponibilità del mio assistito ad essere ascoltato anche perché non sappiamo con certezza da cosa dovremmo difenderci. A marzo dello scorso anno abbiamo anche depositato una memoria di 20 pagine con oltre 30 documenti contabili delle operazioni relative alle società riconducibili al mio assistito.Mi sembra si faccia molto rumore per nulla e comunque ne sanno più i giornalisti di me”.